Giovedì 20 Giugno 2019

Internet veloce, raddoppiano gli ambientalisti: sindaci ignari delle nuove antenne

Una lettera aperta indirizzata a Marco Bagnoli, una appello accorato rivolto al Comune di Cergnago per invitare il sindaco, in qualità di massima autorità sanitaria, ad adottare un’ordinanza urgente per far sospendere la sperimentazione del 5G sul territorio. Un provvedimento drastico e coraggioso. Ma necessario. Almeno secondo i 40 sottoscrittori della missiva inviata ai sindaci del territorio e al Governo di Roma.

Ed è la seconda lettera, dopo quella inviata dall’associazione Fututro Sostenibile che, in pratica, chiede la stessa cosa. Fermare l’arrivo delle super antenne. Una richiesta, è facile prevederlo, che verrà semplicemente ignorata. Lo Stato ha già incassato oltre sei miliardi di euro dai privati che vogliono realizzare la rete 5G. Difficile pensare ad una retromarcia, soprattutto se la motivazione è legata alla salute di qualche cittadino. Il passato ha già dimostrato che il  “progresso” e le lobby economiche contano di più di ogni precauzione. Ma c’è chi, invece, non si sente sconfitto in partenza di fronte a questo nuovo assalto al territorio. La provincia di Pavia è infatti, ancora una volta, terreno di conquista. Il primato delle super antenne è proprio qui: otto ripetitori sui sedici previsti in Lombardia sono in provincia di Pavia. Due saranno in Lomellina. A Cergnago e Rosasco. E i sindaci cadono dalle nuvole. Non sanno nulla e non sono stati in grado di dare risposte agli interrogativi dei residenti. “In attesa di certezze scientifiche  - sostiene il gruppo di cittadini allarmati - e nel nome del principio di precauzione e della salvaguardia del diritto alla salute dei suoi cittadini è necessario sospendere la sperimentazione. Siamo un gruppo di cittadini della Lomellina, molto preoccupati  da quando la provincia di Pavia è stata scelta per la sperimentazione della nuova tecnologia 5G. A Cergnago in particolare abbiamo interpellato il sindaco. Non ne sapeva nulla. Anche le persone che abbiamo interpellato e noi stessi fino a poco tempo eravamo all’oscuro di molte cose”. L’antenna è super, le aspettative sono quella di una connessione dati velocissima, ma le conoscenze sui rischi sulla salute restano molto poche. Il primo cittadino non è stato in grado di dare risposte ai cittadini allarmati. Alcune caratteristiche sono però note. La tecnologia 5G, tra un paio di anni, renderà tutti gli attuali telefoni obsoleti. 

“Sappiamo anche che la nuova tecnologia – scrivono i firmatari della lettera -  è molto attesa dagli italiani, che si prevede il suo lancio nell’arco dei prossimi 2 o 3 anni e che il 70 per cento delle persone sono disposte a pagare anche un prezzo extra per disporre di più servizi e velocità. Sappiamo però anche il 5G preoccupa un crescente numero di cittadini e di associazioni. Noi tra questi. Saremo immersi in un mare di onde elettromagnetiche che andranno a sommarsi a quelle del 3G e 4G esistenti. Dicono i medici che oltre ai rischi oncologici ci sono quelli sull’apparato riproduttivo, sulle alterazioni ormonali, di tipo neurologico e metabolico. Insomma saremo cavie di uno dei più grandi esperimenti che si stanno facendo al mondo.  La prima preoccupazione, inoltre, è per i bambini, più vulnerabili alle radiazioni elettromagnetiche”. Così l’appello dei cittadini è rivolto anche al Governo per chiedere una moratoria a livello nazionale. In altre parole si chiede di fermare la sperimentazione 5G su tutto il territorio italiano e di non innalzare i valori limite di legge nella soglia d’irradiazione elettromagnetica. Anche Regione Lombardia dovrebbe fare la sua parte e promuovere. È un’altra richiesta degli ambientalisti,  una commissione sanità/ambiente per monitorare le ripercussioni dei campi elettromagnetici sulla popolazione e sull’ecosistema. “Ciò che sta avvenendo  - concludono i promotori dell’iniziativa anti 5G - a Cergnago e in generale sul 5G è esattamente l’opposto della trasparenza progettuale ed informativa. Per questo diciamo, qui con forza, che tutto questo ci spaventa e non ci piace. Non ci piace per nulla. Sappiamo che l’uomo è in grado di creare saperi e tecniche di grande utilità ma anche strumenti estremamente dannosi. Il fatto è che tutto questo accade in modo così veloce da non poterci permettere tempi di riflessione. L’epoca in cui viviamo è certamente caratterizzata da uno sviluppo della tecnica e delle sue applicazioni mai visto prima, invenzioni mirabolanti accadono ogni giorno con un visione che ci  fa pensare alla possibilità di creare un paradiso in terra e in prospettiva anche la nostra stessa immortalità. Ci chiediamo tuttavia su chi decide quali sono i bisogni  essenziali da soddisfare, sulla nostra qualità di vita: noi oppure il consumismo e il marketing. Ci chiediamo nel tempo della complessità se è giusto possedere strumenti  di decisione autonoma senza dover affidare  la responsabilità di farlo  a commissioni etico scientifiche  o alle istituzioni. Insomma chiediamo informazione per avere personale consapevolezza”. 

Luca Degrandi © Riproduzione riservata