Martedì 21 Maggio 2019

Inquinata più Parona o Mortara?

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  • 13 Marzo 2019

Egregio Direttore, 

leggendo il suo intervento dello scorso 6 marzo “Il destro Antonelli e la coerenza paronese” sono rimasto sorpreso dall’affermazione che secondo il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) Parona sarebbe il paese più inquinato d’Europa. 

Non trovo alcun riscontro a questa notizia, mentre so per certo che questa particolare nomea è nata esclusivamente dal titolo di un articolo del Corriere della Sera dell’8 dicembre 2015 (“Parona, il paese dei biscotti è il più inquinato d’Europa”), articolo in cui peraltro non veniva fornita alcuna informazione a giustificazione di questo fantomatico primato (il pezzo trattava dei risultati molto discutibili della famigerata indagine ARPA sulla qualità dell’aria in Lomellina). 

Forse il giornalista aveva visto qualche statistica da cui ... si evinceva che Parona è, in Provincia di Pavia, uno dei poli di maggior concentrazione di aziende a elevata potenzialità di inquinamento (il 10% del totale di industrie IPPC, più precisamente) e che anche a livello regionale questo piccolo paese è ai livelli dei Comuni più “problematici” del bresciano. Con la conseguenza che qualsiasi persona di buon senso può immaginare, ovvero che il rischio è sempre dietro l’angolo e che quindi la realtà paronese merita speciale attenzione da parte degli Enti e dell’opinione pubblica.

Passando invece dall’inquinamento potenziale a quello reale, bene ha fatto a ricordare il caso delle diossine, che ritengo provato e significativo e che non va quindi né minimizzato né tanto meno messo nel dimenticatoio. A questo proposito vorrei fornire come contributo un’informazione che forse molti ignorano, ovvero che a Parona oltre all’inceneritore c’è un’altra realtà (paragonabile per portata di fumi all’impianto del “termo”) le cui lavorazioni producono diossine in concentrazioni non trascurabili. Ebbene, questa azienda è stata obbligata dagli Enti a dotarsi finalmente di presidi per l’abbattimento delle diossine (filtri entrati in funzione nel 2015), cosa che ha permesso di ridurre le concentrazioni di diossine al camino entro i limiti previsti per l’inceneritore (più stringenti di quelli attualmente previsti per cementifici e fonderie). Ci troviamo quindi in una situazione dove un elemento importante è cambiato e dove potrebbe essere opportuno procedere a nuove misurazioni dei tassi di concentrazione in atmosfera o altre analisi: si tratta comunque di un argomento complesso, dove la cautela è d’obbligo vista la possibilità di sottovalutare o al contrario di sopravvalutare il fenomeno a causa di misurazioni errate o non significative. Abbondare in prudenza (principio di precauzione) mantenendo in vigore l’ordinanza è comunque, a mio personale avviso, la strada giusta.

Concludo con un’altra piccola riflessione. Ho l’impressione che moltissime persone di Mortara e altri Comuni percepiscano Parona come l’epicentro di tutto l’inquinamento della nostra zona, il che di fatto si traduce in un atteggiamento autoassolutorio di indifferenza o di sottovalutazione di quello che c’è a casa propria: si pensa non ci sia niente da controllare, niente da approfondire perché tanto tutto il male arriva dal paese delle Offelle. Se devo essere sincero, anch’io per diverso tempo ho condiviso questa percezione. Tuttavia la lettura dei dati dell’Inventario Regionale delle Emissioni (INEMAR), un elenco analitico delle emissioni prodotte dalle varie fonti (industrie, traffico, inquinamento) mi ha sorpreso e mi ha aperto una nuova prospettiva. Guardando infatti agli ultimi dati disponibili del 2014, la somma delle emissioni annuali di PM10 dell’intero comparto industriale di Mortara sarebbe (salvo errori) dieci volte tanto quello di tutte le industrie paronesi messe assieme, inceneritore compreso. E’ un dato abbastanza sconcertante, che va sicuramente contro la percezione comune e su cui varrebbe la pena di riflettere (magari senza le enfatizzazioni del tipo “Mortara, la città dell’oca è la più inquinata dell’universo”). 

La ringrazio per l’attenzione e la saluto cordialmente augurando buon lavoro a lei e ai suoi collaboratori. 

Riccardo Orlandi


Stimato signor Orlandi, la sua lettera è preziosa, perché interviene in un dibattito che troppo spesso è stato dalle nostre parti semplicemente evitato.

Anzitutto, ad uso dei lettori, ricordo che la lettera del “Destro” Livio Antonelli, cui lei si riferisce, non parlava di diossine e Pm10, ma solo della scarsa coerenza che dimostrerebbe l’abbraccio (virtuale) tra Silvano Colli, sindaco storico del paese, e Renato Soffritti, esponente altrettanto storico dell’ambientalismo locale. Antonelli ha fatto della coerenza il suo stile di vita e fatica a comprendere un abbraccio tra nemici storici.  Io mi sono permesso di raccontare cosa è accaduto a Parona, sul piano ambientale per evidenziare come non ci sarebbe certo da stupirsi di un’alleanza tra Colli e Soffritti.

Il vero fatto stupefacente, a mio avviso, della storia recente di Parona, sta nel consenso popolare che gli abitanti del paese hanno dato a scelte che hanno trasformato un bel paesino in mezzo alla natura in quello che oggi è. Le dico subito che la nostra fonte più rappresentativa sui disastri ambientali in Lomellina è il ricercatore del Cnr Giuseppe Damiani, più volte presente dalle nostre parti e più volte da noi intervistato. Le dichiarazioni davvero esplosive di Damiani sono state da noi riportate e sono scivolate via come la rugiada nel panorama politico amministrativo.

Direi che basta mettere un compasso sulla cartina di Parona e osservare come in un raggio di un chilometro insistano impianti ad alto impatto ambientale e veri “ecomostri” costituiti da fabbriche dismesse che scompaiono inghiottite dal verde. Credo non esista altro posto al mondo in questo stato. 

Lei ha altri esempi? Ritiene che sia solo “una particolare nomea”? Ma se lei ha interpretato questa realtà come una nostra scelta che mira a screditare Parona e ad assolvere altri centri significa solo due cose: la prima è che non siamo riusciti a spiegarci nella nostra risposta a Livio Antonelli e la seconda è che lei non legge il nostro giornale, ovviamente come è liberissimo di fare.

Per quanto riguarda invece Mortara, la città è in mezzo a due termodistruttori, uno a Parona e uno alla ditta Sit. Potremmo aggiungere che subisce un traffico pesante che inquina l’aria e ha altre aziende ad elevato impatto ambientale, ma non pensiamo che abbia senso una guerra tra chi è più o meno inquinato. 

Noi siamo convinti che il problema ambientale sia certamente il più grave della Lomellina, tutta quanta. Secondo noi il senso giornalistico, del titolo del Corriere della Sera, il senso delle nostre parole riferite alle interviste al dottor Damiani, è quello di lanciare un messaggio forte per un territorio devastato da scelte che hanno sconvolto l’intera Lomellina. Perché i nostri paesi non sono  sotto una campana di vetro e non si può separare l’inquinamento da un paese all’altro. 

Cioè non pensiamo affatto che il termodistruttore di Parona e la Bertè siano problemi solo di Parona o di Mortara. Ed è un allarme che noi abbiamo lanciato decine e decine di volte, sulle tante, troppe, cause di inquinamento della zona. Ed è l’allarme che io leggo anche nella sua lettera. O mi sbaglio?

Sono quindi convinto che quel titolo del Corriere su Parona abbia aiutato enormemente una presa di coscienza di quei cittadini che avevano sottoscritto con entusiasmo le scelte che hanno portato a distruggere quel territorio bellissimo, tra boschi, canali giganti, querce, dossi, un’aria sempre fresca, per l’ombra che la faceva da padrona. 

Oggi cosa possiamo pensare andando in giro per il territorio di Parona? Cosa possiamo pensare di un paese di poche anime dove non si possono mangiare neppure le uova delle proprie galline perché c’è dentro la diossina? 

Vede, abitare in campagna significa avere molti disagi, meno servizi, necessità di spostarsi sempre, essere distanti dai centri che sono propulsori del sociale. Ma qui avevamo qualcosa che tutti ci invidiavano: una vita tra la natura, un’aria pulita, il verde attorno a casa. 

Invece questo “territorio”, questo complesso di condizioni di vita che compongono il mosaico della vita in campagna, è stato cancellato da scelte che hanno portato la Lomellina a sopportare livelli di inquinamento superiori alle grandi città. 

Lei dice che non è solo il termodistruttore, ma certo! La nostra battaglia è proprio quella che vuole evidenziare gli errori concentrici delle scelte di sviluppo che hanno distrutto il territorio. In Lomellina abbiamo una raffineria enorme, il record di spandimento fanghi, un traffico di mezzi pesanti sostenutissimo, un’agricoltura intensiva e inquinante, due termodistruttori, una grander discarica dal passato burrascoso, presto avremo una discarica di amianto e già abbiamo sei o sette ditte che stoccano e distribuiscono fanghi. Ma certo è strano che ci sia un termodistruttore che per giustificare la sua presenza debba bruciare rifiuti che arrivano da centinaia di chilometri di distanza. Ufficialmente miliardi di chili di rifiuti che arrivano dalla Campania. Io le chiedo: ma perché il nuovo camino del termodistruttore non lo fanno a Napoli? E le pare normale disquisire su record di inquinamento a Parona o a Mortara? Oppure la strada giusta è far finta di niente e magari prendersela con i giornali?

Guardi che in giro ci sono giornali che hanno ditte di smaltimento rifiuti tra i proprietari: insomma la stampa amica del rudo non manca di certo!

Da parte mia sono convinto che un giornale abbia tra i suoi più importanti mandati quello di stimolare le istituzioni e vigilare su quanto accade e denunciarlo con forza.

Per questo consideriamo la sua lettera preziosa. E per questo la ringraziamo e contiamo su di lei per averla al nostro fianco.

Giovanni Rossi


Riccardo Orlandi © Riproduzione riservata