Lunedì 27 Gennaio 2020

Il vescovo Gervasoni: Olivelli, un invito alla speranza

Con una solenne celebrazione liturgica, presieduta dal vescovo Gervasoni, la Chiesa vigevanese ha celebrato la prima memoria liturgica del Beato Teresio Olivelli dopo la cerimonia di beatificazione avvenuta il 3 febbraio dello scorso anno. E la diocesi, che sta compiendo il cammino sinodale, si affida alla benevola intercessione del suo Beato. Durante l'omelia pronunciata ieri, mercoledì 16 gennaio, monsignor Gervasoni ha sì ricordato l'importanza del Sinodo, ma ha anche voluto sottolineare l'importanza dell'esempio che la comunità cristiana può trarre dall'eroica esistenza del "difensore dei deboli".

"Teresio Olivelli è martire, la sua è stata una testimonianza di fede vissuta davanti alla morte. E' stata una sfida totalizzante e definitiva, senza scampo, senza un dopo. - ha affermato il vescovo durante l'omelia - Nel lager ha improntato il suo comportamento affermando che la cosa più importante non è sopravvivere, farla franca, ma suscitare amore, speranza e fiducia. E' stato, il suo, quasi un atteggiamento genitoriale: ha voluto generare e aprire alla vita in un contesto di sofferenza e morte. Così facendo è diventato un procuratore di vita. Il motivo? Semplicemtne il desiderio di seguire Gesù Cristo". Nell'abominio del campo di sterminio, tra indicibili sofferenze, con Teresio Olivelli trionfa la carità cristiana: l'amore donato e l'amore ricevuto si legano tra loro nel quotidiano esempio del futuro Beato. Un esempio che riesce a portare la fiammella sempre viva della speranza anche nei momenti più bui per i deportati chiamati a vivere quella dolorosa prova. 

"L'esempio di Teresio Olivelli ci esorta ad alcuni atteggiamenti. - ha proseguito monsignor Maurizio Gervasoni - Il primo è quello di non cadere nella tentazione idolatrica di ricercare nella nostra vita unicamente il benessere. Troppi elementi culturali, oggi, portano a dire che l'uomo ha come scopo principale di vita la ricerca del benessere individuale, spesso identificato con ciò che si può raggiungere con i beni di consumo e con la fruizione personale di ciò che piace. Troppo spesso queste sensazioni si accompagnano al desiderio di evasione, piacere e divertimento, che però non accentuano la responsabilità, ma la soddisfazione! Questa centratura individualistica non è ancora egoistica, ma non vi manca poi molto. In questo si nasconde l'incapacità di sperare". E questo è l'esatto opposto di quello che avvenne ad Hersbruck per Teresio Olivelli. Se è vero che la brevissima vita del giovane Olivelli è segnata in maniera chiara ed evidente dalla sottile linea rossa della carità, è altrettanto vero che questo suo amore, questo "darsi" per gli altri, nel lager si mostra nella maniera più nitida e splendente. Aggrappato ad una granitica fede, Olivelli è al fianco dei deboli e degli indifesi: soccorre i malati e i feriti, assiste i moribondi e prega per i sofferenti. 

"Il secondo atteggiamento che si evidenzia in Olivelli è per noi un invito: non avere paura. - ha proseguito il vescovo - E' l'apprezzamento della gratuità e dell'amore come fondamento della vita umana. Non abbiamo nulla di nostro che non abbiamo ricevuto e partecipiamo di ciò che siamo nella misura in cui sappiamo donare". E il dono, in Teresio Olivelli, è totale. Un dono che si traduce nell'imitazione di Cristo fino al martirio. Olivelli, a soli 29 anni, dà tutto ciò che ha per gli altri. E' una carità che lo spinge a dare la sua vita per salvare gli altri. 

"E per ultimo - ha concluso l'omelia monsignor Gervasoni - riconoscere nella fede che il mistero della vita è svelato il Gesù Cristo. Questo è il fondamento della mancanza di paura. E' un riconoscimento vitale e testimoniale, non solo intellettuale: il Teresio Olivelli l'amore di Dio dà senso alla vita. Lo stupore dei compagni di prigionia diventa lode a Dio per il suo coraggio". 

Così, proprio nel giorno della memoria liturgica, la chiesa vigevanese si unisce in questa lode di ringraziamento. E lo fa in comunione spirituale anche con l'arcidiocesi di Bamberga, in Germania, nel cui territorio sorgeva il campo di Hersbruck. Proprio ieri mattina, il vescovo Gervasoni ha ricevuto il messaggio dall'arcivescovo tedesco Ludwig Schick che esprimeva la propria gioia per poter finalmente celebrare la memoria liturgica del Beato Olivelli. Nella giornata di ieri, la memoria liturgica del Beato è stata celebrata in tutte le parrocchie della diocesi: grande partecipazione di fedeli nelle celebrazioni, in particolare a Zeme e a Mortara, nella basilica di San Lorenzo, le due realtà dove il giovane Teresio ha vissuto con la propria famiglia. 

Vittorio Testa © Riproduzione riservata