Martedì 07 Luglio 2020

Il muro pericolante dell’ex magazzino comunale

Gentile direttore, noi italiani probabilmente le cose semplici e sicure non le vogliamo fare, aspettiamo sempre che ci scappi il morto, per poi dire: “Abbiamo sbagliato”. In via Sauro transitano giornalmente decine di mamme con bambini dirette da e verso scuole elementari, inconsapevoli del rischio che corrono.

All’altezza del civico 19 della via, infatti, da diversi anni un muro è pericolante e probabilmente destinato a cedere. Sfonderà la protezione appena collocata e finirà con tutta la sua struttura in mezzo alla strada, con conseguenze molto gravi se in quel momento transitasse qualche persona, compreso il sottoscritto che abita di fronte alla zona pericolosa, recintata inutilmente senza esito di sicurezza. Ma in Italia le cose semplici e sicure non le vogliamo fare. In qualsiasi altro Paese nel mondo, anziché questa inutile protezione, anche degradante (considerato che si trova in centro storico). Basterebbe semplicemente puntellare il muro con un semplice palo, per evitare la sicura caduta, ma in Italia le cose semplici e sicure non si devono fare. Questa mia riflessione serva anche come denuncia per l’incolumità e la sicurezza dei cittadini che transitano in via Sauro.


Stimato lettore,

le rispondo con una frase del grande giornalista Leo Longanesi: alla manutenzione, l’Italia preferisce l’inaugurazione. 

Il concetto di Longanesi, espresso a metà degli anni Cinquanta, è più che mai attuale. E non teme certo di essere smentito. 

Provi a immaginare: un intervento di manutenzione si concluderebbe con il ripristino dello “status quo ante” e niente più, l’inaugurazione invece no! 

L’inaugurazione implica il più classico dei tagli del nastro con annessa fotografia che rimpalla sui giornali e, quasi in diretta, sui social network (strumento del quale anche il pubblico amministratore è diventato schiavo) tra una condivisione e l’altra. 

C’è chi sgomita per guadagnare un po’ di visibilità durante la cerimonia del fatidico taglio, c’è chi addirittura fa finta di tagliare il nastro con le dita perché sprovvisto di forbici. 

Poi se si è particolarmente fortunati, l’inaugurazione è seguita da un rinfresco dove, anche in doppiopetto, si sgomita davanti al tavolo del buffet come in area di rigore. E così il tagliatore professionista di nastri si trasforma in una creatura con la grinta di Claudio Gentile e la fame del conte Ugolino. Insomma, ad ogni inaugurazione si assiste a scene degne del miglior cabaret. E’ tutta una questione di “immagine”: dettagli che tralasciano completamente la sostanza. E i problemi.

Tornando al caso dell’ex magazzino comunale, da lei segnalato, rischieremmo di infilarci in un ginepraio. Per capire chi è il proprietario dell’area dovremo aspettare l’ennesimo pronunciamento di un giudice, anche se al momento con il cerino in mano è rimasto il Comune di Mortara. 

Lungi da noi entrare in un terreno, perdoni il gioco di parole, che non ci appartiene. Di certo il giornale di Mortara e del territorio lomellino non può che fare da megafono alle sue legittime preoccupazioni. Timori fondati di un cittadino che vive quotidianamente la sua città. Un cittadino responsabile, che con senso civico si prende la briga di scrivere al giornale locale per dire che forse qualcosa non funziona nel modo corretto.

 L’Informatore Lomellino indossa così i panni del “postino” e invia la sua preziosa segnalazione verso il palazzo municipale, invitando l’Amministrazione comunale ad intervenire al più presto, nell’interesse di tutti i cittadini che quotidianamente transitano in quell’area. E lo facciamo, come già detto, pur sapendo che il Comune è impegnato in una battaglia legale che lo vede sfortunato protagonista già da qualche tempo. La sicurezza dei cittadini, anche in un turbine di sentenze e ricorsi, viene prima di qualsiasi causa legale.   v.t.


Gian Battista Cavigiolo © Riproduzione riservata