Martedì 21 Maggio 2019

Il dovere di usare il potere

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  • 06 Marzo 2019

A un anno dalle votazioni vinte da Movimento 5 Stelle e Lega sembra doverosa una riflessione. E il primo aspetto che oggi si evidenzia è quello che impone a chi ha il potere di esercitarlo, altrimenti il gioco degli interessi della élite che detiene in Italia il potere economico continuerà a bloccare gli interventi di cui la nazione ha estrema urgenza.

Il governo di Giuseppe Conte ha affrontato una svolta epocale per una Italia finita facile preda di una lotta tra bande rivali, bande composte da lobby finanziarie, da organizzazioni mafiose, da potenze straniere che si stavano spartendo la nazione. L’inversione coraggiosa di rotta, dall’Italia delle lobby a quella dei cittadini, ha visto crearsi una opposizione di ogni tipo, da quella mediatica a senso unico a quella di partiti uniti solo da un nemico comune: il cambiamento.

Nonostante questo il governo Movimento 5 Stelle – Lega in pochi mesi ha dato prova di fare sul serio. Il caso della immigrazione, in cui sono stati smascherati gli interessi delinquenziali della malavita, in combutta con Stati europei, è stata una vittoria clamorosa del governo, pagata a caro prezzo da una valanga mediatica di fango a cadenza quotidiana. 

Emblematico il dramma, poi, del ponte di Genova, un caso risolto con coraggio, trasparenza e autorevolezza, mentre giornali e televisioni dei finanzieri si inventavano penali miliardarie se il lavori del nuovo ponte non fossero stati affidati a Società Autostrade, quella che doveva gestire la manutenzione del ponte crollato. 

Ed è bene ricordare che grazie al governo Conte si è scoperto che, in realtà, a gestire le autostrade è il gruppo Benetton, un fatto clamoroso che i giornali trombettieri della finanza si erano ben guardati da raccontare. E sono stati miliardi e miliardi passati nella mani dei finanzieri da cittadini che erano convinti di pagare il pedaggio autostradale allo Stato e non a un tale che faceva maglioni.

Sempre sul piano economico il governo Conte ha risolto il decennale problema dell’Ilva di Taranto, anche qui sotto il fuoco incrociato di giornali e televisioni che nei giorni di una trattativa delicatissima si sono inventati di tutto, ha finalmente disattivato quella follia della legge Fornero e con il reddito di cittadinanza si è messa al passo con l’Europa, dove tutti i Paesi hanno meccanismi di tutela della povertà.

Ma passati i trabocchetti di immigrazione e lotta a favore della legalità, il gruppo Repubblica, quello che fa capo al finanziare De Benedetti e possiede gran parte dell’editoria italiana, tra quotidiani, periodici e radio, ha inventato un nuovo fronte politico per incagliare l’azione del governo di Giuseppe Conte: la Tav. Trovando immediatamente l’alleanza di Mediaset, Sky e Rai.

Attraverso il gioco delle estenuanti interviste incrociate giornali e televisioni hanno portato il caso della Tav, un progetto nato nel 1989, cioè fermo da 30 anni esatti, a problema di estrema attualità, trovando l’alleanza di una Francia che affoga nei problemi suoi, ma vede Macron aggrappato a elezioni europee che potrebbero far saltare il banchetto dei suoi burattinai.

In verità la Tav non interessa a nessuno e non ha, o avrà, alcuna reale influenza sull’economia italiana. Anche perché l’economia vedrà in futuro una sicura diminuzione dei traffici internazionali. Ma sul fronte della Tav si sono uniti gli interessi politici di Partito democratico e Forza Italia, della mafia, che sempre in passato ha messo la mani sui grandi appalti, e della Francia. Tutti insieme impegnati a far pagare ai cittadini gli affari loro. Primo fra tutti quello di abbattere un governo che ha programmi diametralmente opposti agli interessi di finanzieri e mafiosi.

Cose che sanno benissimo tutti, ma che vengono ben nascoste da una propaganda asfissiante che oggi mette la Tav in testa alle urgenze nazionali. Una pagliacciata.

Cosa fare? 

Il problema di base oggi è l’ingenuità del Movimento 5 Stelle. 

Perché se è vero che il pragmatismo di Matteo Salvini sta irrobustendo il governo Conte, è altrettanto vero che l’estenuante dibattito che caratterizza ogni scelta dei 5 Stelle non è compatibile con l’aggressione che è in atto al governo del cambiamento. Ora, i 5 Stelle devono esercitare il potere che il voto ha dato loro, senza se e senza ma. E devono farlo adesso.

Alle elezioni del 4 marzo del 2018 il Movimento 5 Stelle ha ottenuto il 32 per cento e la Lega il 17. Bene se il Movimento 5 Stelle non vuole la Tav deve non farla, punto e basta. Inutile giraci attorno, inutile dar modo a Repubblica di creare un fronte politico unito contro il governo usando lo strumento di una Tav che non interessa a nessuno.  Se, invece, il Movimento 5 Stelle non vuole avere problemi faccia sta benedetta Tav, la faccia e disarmi questo gruppo di burattini che ogni giorno finge di aver perso il sonno per una linea ferroviaria che deve collegare in fretta Torino a Lione, non si sa perché.

Faccia questa Tav del cavolo e poi si dedichi agli altri punti sostanziali del cambiamento, cioè tagli i parlamentari e i loro stipendi, tolga il finanziamento pubblico ai giornali, elimini le leggi ad personam, faccia funzionare la Giustizia dando mezzi adeguati, metta a posto l’università che la Gelmini ha messo in braghe di tela, lavori davvero ai trasporti, mettendo a posto strade e porti. 

Le strade vere, le linee ferroviarie vere, non quelle che sono strumentalizzate da chi ha perso le elezioni e ora vuole far finta che non sia successo.

Se si fa la Tav ci sarà una linea ferroviaria inutile? Ci saranno soldi che vanno alle mafie? Ma certo. 

Ma per cambiare le cose ci vuole la forza di far valere il potere, non quella di perderlo perché non si ha il coraggio di comandare.

Aggiungiamo che se il vero segretario del Pd, Fabio Fazio, decide di andare in Francia per fare uno spot pubblicitario a Macron, pagato a peso d’oro da tutti i cittadini italiani, il governo deve ringraziare Fabio e metterlo a lista paga di qualcun altro.

Il governo Conte comandi, ne ha la forza, e ha il dovere di farlo.

E si tolga la Tav (e Fazio) dai piedi.

Giovanni Rossi © Riproduzione riservata