Sabato 07 Dicembre 2019

Il Destro scrive come mangia. E non è poco

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  • 06 Novembre 2019

Egregio direttore, sono tornato ieri sera da Cuneo e, pertanto ho letto stamani il nostro settimanale, mi son soffermato e riletto sull'intervento del docente dell'Omodeo, che stringi stringi recita che quando ti coprono con badilate di terra, anche se i parenti o amici auspicano che la medesima sia lieve (???) rimane l'oblio, che presto o tardi attanaglia i figuranti del momento, ma stringi stringi con un lessico notevole cosa rimane... gli imbrattacarte alla quale categoria appartengo, raccontano fatti, critiche, momenti che circondano la nostra società.

Non è necessario misurarsi col Professore, ma essendo a livello culturale in possesso della licenza media inferiore, da buon (Cicero pro domo sua) protagonista e non cultore di “dove va il gregge” ho sempre detto la mia!! Son soddisfatto così, e qui torna fuori la favola di Esopo, la volpe e l’uva, ma credimi non sono uso solo ascoltare sermoni e, farmi avvolgere dai predicatori da pulpito, concludo, si può con scritti deficienti di congiuntivi, verbi che transitano dal presente al passato imperfetto rendere edotti i lettori di fatti, mi parli mec a maengi! 

Un caro saluto


Caro Destro, la tua tiratina d’orecchi mi fa piacere. Perché mi offre il... destro di potermi spiegare ancora. Ti confesso che ho avuto l’impressione che anche il professor Ferrari non abbia del tutto condiviso la mia risposta.

Ti faccio un paragone. Vedi per una dozzina d’anni della mia vita mi sono dedicato quasi esclusivamente ai cavalli e ho avuto la fortuna di avere straordinari istruttori che mi hanno introdotto all’arte equestre.

 Sì, arte. 

Quando vedo passeggiare o correre un cavallo, uno qualsiasi, nella mia mente scattano una serie di inutili ed estenuanti analisi sulla sua andatura, sulla sua struttura, sul carattere che emerge da quelle movenze. Una cosa del tutto inutile, ma mi succede, ogni volta. Come forse per un cane addestrato a difendere la sua abitazione, che non riesce a farne a meno. Ovvio che non penso affatto che chi se ne sbatte altamente dei cavalli sia un idiota ignorante. Perché dovrei?

Allo stesso modo quando leggo uno scritto non posso evitare, per motivi banali, di notare la sua qualità, al di là assolutamente dei suoi contenuti. 

E per chi, come me, a volte, trascorre molto tempo a rifinire i dettagli di un suo scritto diventa doveroso e dovuto sottolineare uno scritto “fatto bene”.

Ma questo non significa che scrivere sia riservato a chi lo sa fare qualitativamente meglio o che i contenuti dello scritto perdano di importanza di fronte alla forma dello scritto. Come mi pare abbia interpretato il professor Piero Ferrari.

In entrambi i casi io ho raggiunto il risultato, il principale che mi propongo nella rubrica delle lettere dei lettori, vale a dire che ognuno, con qualsiasi strumento culturale, con qualsiasi opinione politica o religiosa, di ogni età, scriva. Scriva perché scrivere a un giornale significa esercitare la straordinaria libertà di opinione, significa avere il coraggio di mettersi in gioco pubblicamente, di sottoporsi al giudizio e di esprimere giudizi. Oggi più che mai è indispensabile che la gente esprima le proprie opinioni, si confronti, scriva, gridi, esca in ogni modo dal silenzio che è premessa indispensabile per il degrado del tessuto sociale.

Dunque grazie, come sempre, a te, Destro, se scrivi come mangi, oppure al professore che per lavoro ricerca i termini più appropriati per descrivere la propria opinione e poi li mette in fila per scrivere una frase ineccepibile: entrambi siete gli ingranaggi di una stessa costruzione, che non si giova di opinioni più o meno condivise, ma della possibilità di poterle esprimere.

Giovanni Rossi



Il destro (Livio Antonelli) © Riproduzione riservata