Venerdì 28 Febbraio 2020

Il dado è tratto, giù la maschera sulla società sportiva che guarda al calcio: è la Pro Mortara

“E’ un calcio malato”, un tormentone degli anni ‘90 noto a chi seguiva “Mai dire gol”. A trent’anni di distanza è più che mai attuale. E’ un calcio malato, almeno quello mortarese, vittima di un virus che si diffonde rapidamente e che miete vittime, soprattutto tra i più giovani. Tanto da scatenare una vera e propria pandemia che contagia endemicamente un’annata dopo l’altra e causa una corsa al “si salvi chi può”, che si traduce in una fuga di giocatori in erba (leggi tesserati) verso altre realtà calcistiche del territorio.

Una diaspora apparentemente inarrestabile, anzi un esodo di proporzioni bibliche, per utilizzare l’espressione dell’assessore allo sport Luigi Granelli. Ma la soluzione, forse, c’è. Il virus è stato isolato e il vaccino sintetizzato, distribuito in pratiche dosi a tinte gialloblù. Si chiama Pro Mortara.

Il sodalizio di via Baroni, nato nel 2002 e che proprio quest’anno festeggia i suoi primi 18 anni di attività, sceglie di celebrare la maggiore età con la colata di cemento da cui sorgerà il terzo pilastro della sua vocazione polisportiva. Dopo la ginnastica artistica, disciplina marchiata a fuoco nel Dna della società di Giovanni Sotti, e la pallavolo, il secondo sport al quale negli ultimi anni la Pro si è affacciata, ecco il calcio. E quella della Pro Mortara è una discesa in campo in senso letterale. “Con molta fatica e tanta pazienza - dichiara prudentemente il numero uno gialloblù Giovanni Sotti - siamo riusciti a individuare un bisogno di sport che ha come caratteristica principale l’accessibiltà a tutti, lasciando ad altri con maggiore esperienza i meriti di raccogliere riconoscimenti e successi nell’altra specializzazione”. E fin qui trionfa la diplomazia. Poi l’affondo, tutt’altro che velato. “Negli anni poi ci siamo resi conto che all’interno dell’associazione - continua Sotti - si era sviluppata una forte capacità di aggregazione, e come è facile immaginare tanti ragazzi significa tante famiglie, tante persone con cui scambiare opinioni e intrecciare ragionamenti riguardanti i giovani. E proprio da questi scambi di opinione abbiamo riscontrato ricorrenti le riflessioni fatte sul calcio e di tutte le problematiche annesse, uno sport che guardavamo con curiosità e interesse in quanto frequentato da moltissimi giovani. Le nostre riflessioni sono diventate sempre più profonde e stimolanti, abbiamo cercato di capire se a Mortara c’era spazio anche per noi, per le nostre idee e per il nostro modo di intendere lo sport. Ci siamo confrontati con le federazioni sportive ed abbiamo valutato che la nostra associazione sarebbe stata in grado di proporsi come nuovo soggetto attivo. Il nostro vuole essere un approccio cauto e rispettoso di tutte le realtà che da sempre sono presenti in questo settore, i nostri interessi si limitano ai settori giovanili, ambito nel quale ci sentiamo più educatori che allenatori e dove pensiamo di esprimere il meglio delle nostre capacità. Stiamo lavorando intensamente per essere pronti già dalla prossima stagione sportiva, stiamo completando l’organico e siamo già a buon punto. Personalmente sono ottimista nella riuscita di questa iniziativa, ho la fortuna di poter contare su persone esperte e capaci, che hanno sempre trovato le soluzioni giuste anche ai problemi più complessi, uno staff di persone che ogni presidente vorrebbe avere al suo fianco”. Avviata la fase uno del progetto, ecco gli sviluppi concreti. Cosa accadrà ora? 

La Pro chiederà nei prossimi giorni un incontro con il Mortara Calcio, società che attualmente si occupa del pallone in città, per concordare eventuali collaborazioni, ma comunque solo con la denominazione della Pro Mortara. Poi si passerà all’azione. Nell’ambiente circolano voci di intere annate con la valigia già pronta, che dopo il 30 giugno, data che concluderà la stagione e quindi anche il tesseramento, sono già pronte a cambiare casacca e sposare il progetto gialloblù. Ma non solo. L’ingresso in campo della Pro potrebbe portare anche a un controesodo, con tanti giovani calciatori di ritorno dopo la “fuga” verso altre realtà del territorio, contribuendo così a restiutire a Mortara il titolo di capitale del pallone lomellino.    

Riccardo Carena © Riproduzione riservata