Mercoledì 03 Marzo 2021

Il Clir, i ritardi: ecco la mia esperienza

Caro direttore, chiedo cortesemente un po’ di spazio al fine di fare luce su un modo comportamentale poco educato da parte di un dipendente del Clir.

 Ad inizio anno ci siamo accorti che nottetempo ci è stato sottratto il contenitore giallo della carta. L’indomani mi sono messo di buona lena e rintracciato un educato operatore del Consorzio, ho esposto il fatto e, costui mi ha fornito del numero diretto la persona che “si occupa materialmente della consegna in loco”, che fortuna ho pensato son già nel posto preposto senza compiere giri e iter che implicano lungaggini. 

Mi son recato dall’amministratore condominiale poiché quel contenitore, della carta è a pagamento e necessita l’ordine di chi materialmente paga. Ho lasciato trascorrere un mesetto che ritenevo sufficiente per il disbrigo di questo inconveniente.

Nel frattempo venivo rassicurato da un conoscente del condominio a fianco che “... vengono devono portare dei bidoni anche a noi e siccome han altre consegne passeranno da via Marzotto”, passata un’altra settimana ho fatto chiamare da un mio amico dipendente Clir e han detto che vengono la prossima. Passata un’altra settimana e un tarlo mi rodeva, vuoi vedere che l’impiegata dell’amministratore si è scordata… ho chiamato il numero diretto e il responsabile servizio fugava ogni dubbio la richiesta c’era civico e la via esatti, 2 o 3 giorni siamo lì.

Direttore sono passate ancora due settimane dall’attesa e siamo qui ad attendere il bidone GIALLO.

Allora o la persona preposta deve svolgere più mansioni e si divide tra le risposte telefoniche accontentando chi urla più forte, o non è sufficientemente ordinato e smarrisce foglietti volanti dalla sua scrivania. Comunque ci sarà un responsabile, un direttore che vada a chiedere conto dell’operato ai suoi sottoposti, comanda sempre il vecchio adagio che l’ occhio del padrone ingrassa il cavallo! Ricordo direttore nel mio quinquennio nel c.d.a del Clir di aver conosciuto un direttore galantuomo, un paronese di cui non faccio il nome, ma anche il cognome, Angelo Pissi che ha condotto il consorzio con il criterio del padre di famiglia, sapeva tutto dal primo all’ultimo dei suoi sottoposti. Spiace essere trattati così, però i dipendenti stessi stiano vigili, perché se un po’ di sindaci scappano dal consorzio snaturandone il valore fondante del medesimo, ma reagendo alla stretta dei cordoni della borsa, ne uscirebbero con le ossa rotte i piccoli comuni, magari cadendo nelle mani dei privati... e allora anche per i dipendenti sarebbe dura, interinali, non più lavoro a tempo indeterminato, uffici svuotati e magari una segreteria telefonica dove pigiare un tasto per accedere a un servizio, ma almeno non senti il dipendente dire “la prossima siamo lì”.

 Speriamo di no ma lo spirito dei dipendenti dovrebbe remare dalla stessa parte dell’azienda, grazie direttore.



Grazie amico Destro della tua lettera, scritta con il cuore in mano e senza alcuna acredine.  

Una lettera emblematica di quella Italia all’italiana che invece di fare dell’intera penisola una copia della operosità lombarda sta trasformando la Lombardia in una copia del menefreghismo in salsa alla romana. Che peccato! Anzi no, che disastro!

Una volta, cioè pochi anni fa, quando ci si doveva imbattere in un ufficio pubblico della capitale nascevano situazioni grottesche. Uffici che rispondevano dal martedì al giovedì un paio d’ore la mattina, ma proprio in quelle ore c’erano le raccapriccianti “pause caffè”.

A forza di impegno adesso siamo riusciti anche nella diligente Lombardia a importare l’abitudine di ignorare il proprio datore di lavoro, cioè il cittadino. 

Che poi questo succeda a Mortara, in un consorzio lomellino, a un tale, tu, che è stato per cinque anni nel consiglio di amministrazione del Clir, dimostra a che punto siamo arrivati. 

Sottolineo una tua affermazione: “... ne uscirebbero con le ossa rotte i piccoli comuni, magari cadendo nelle mani dei privati... e allora anche per i dipendenti sarebbe dura, interinali, non più lavoro a tempo indeterminato, uffici svuotati e magari una segreteria telefonica dove pigiare un tasto per accedere a un servizio, ma almeno non senti il dipendente dire “la prossima siamo lì”.

Già il ruolo delle aziende pubbliche, cioè il ruolo centrale dello Stato, come garanzia per i cittadini e contro i rischi della privatizzazione. Queste sono affermazioni di Destra, di fronte a quella politica degli affari, che spazia da destra a sinistra e che poi fa cadere ponti, svende aziende prestigiose agli stranieri, trasforma lavoratori in disoccupati e magliai in gestori di aeroporti.

Lo sottolineo perché in Italia certi furbacchioni stanno facendo molta, molta confusione. Grazie ancora una volta per la tua puntualità.

Giovanni Rossi

Il destro (Livio Antonelli) © Riproduzione riservata