Venerdì 18 Ottobre 2019

Il caso Iori, tra sofferenza e rabbia

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  • 19 Giugno 2019

Una madre che assiste al dolore della figlia. Forse il dramma più tremendo che una persona può vivere. Un dramma che toglie il respiro, che offusca la mente, che toglie ogni prospettiva temporale. Perché il presente è sofferenza e il domani angoscia.

Tamara Iori, ex sindaco di castello d’Agogna, racconta in altra parte del giornale la sua vicenda di madre, che per anni assiste sua figlia, sconvolta da un destino che sembra ineluttabile, insopportabile. 

Uno sguardo che incrocia quello della sua per sempre bambina in cerca di un segnale confortante, di un timido miglioramento che non arriva.

 Le porte della speranza che si chiudono quando da tanti camici bianchi non giungono neppure pietose menzogne.

Poi come nelle fiabe, arrivano dal nulla, dalla rete sconfinata e misteriosa, due angeli che prendono per mano la sua bambina, che dicono che la speranza c’è, che perseguono uno spiraglio di luce che taglia le tenebre della sofferenza.

La storia si legge ed è come tirare un sospiro di sollievo, una boccata di aria fresca. 

Ma le considerazioni sono molte e riguardano la condizione dei cittadini della porta accanto in un passaggio decisivo della vita: la malattia.

Perché Tamara Iori ha strumenti culturali ed economici che aiutano a trasformare il dolore in azione. Tamara Iori ha le conoscenze, la cultura della difficoltà, per stare al fianco di una figlia distrutta da errori umani, da risolvere in fretta e non più ripetere.

Domanda: ma la salute non è una priorità assoluta oppure una semplice variabile? 

E quali strumenti oggi abbiamo in un territorio “evoluto” come la Lombardia per ottenere il diritto a ricercare la salute? E nella realtà dei fatti come si colloca la salute nella graduatoria di importanza delle persone che si occupano di amministrare altre persone? 

Gli elicotteri che svolazzano ad ogni infortunio sono la testimonianza di un diritto alla salute che fa i conti con i Pronto soccorso che vengono tagliati senza alcun motivo, per permettere ad un fiume di denaro tolto ai servizi per i cittadini di finire in affari non sempre importanti per i cittadini. E a volte viene anche da chiedersi come siano regolati gli appalti per far volare elicotteri di soccorso, quali siano le aziende che gestiscono l’elisoccorso, se sono pubbliche o private, quali regole di affidamento degli appalti devono superare. Domande non solo comprensibili, ma determinanti se pensiamo che questo è il servizio salva vita per eccellenza.

Un altra domanda: come starebbe oggi la figlia di Tamara Iori se fosse arrivata in una famiglia disagiata, dove non esistono lauree, denaro, esperienza di amministratore pubblico?

Domanda: ma chi taglia i servizi alla salute, chi permette che medici incapaci o totalmente idioti continuino a fare i medici, ha mai provato ad entrare in un pronto soccorso? Uno dei pochi sopravvissuti? E chi prende stipendi milionari per amministrare la cosa pubblica ha pensato all’abisso che divide un dibattito asfissiante sul Tav, a quello inesistente su una sanità travolta da scandali, ladroni e inefficienze? 

Oppure qualcuno pensa che la salute sia un diritto per censo? 

Il caso di Tamara Iori, con la sua conclusione positiva, resta un indice puntato ad un sistema che ha perso di vista il mondo reale, che rincorre il denaro come scopo fine a se stesso, in una visione insensata della realtà. Un mondo di formichine impazzite, isteriche, che sta distruggendo un pianeta per distruggere se stesso. 

Non è retorica, è una realtà dura, quella con cui una donna educata, acculturata, impegnata nel suo mondo ha dovuto subire profonde ferite nell’animo, dovendo fare i conti con le scelte folli di chi pensa che i cittadini servano solo per aprire le porte del potere attraverso il voto. 

Senza contare l’umiliazione che una madre è costretta a provare per chiedere aiuto per la figlia, per cercare nella generosità la risposta alla battaglia contro il dolore. La speranza oggi è quella che segue il solito copione: che la sofferenza di Tamara Iori, che il dolore patito della sua bambina, siano la molla che faccia mobilitare la comunità lomellina, che porti i cittadini della Lomellina a chiedere e pretendere che sia posta la parola fine al disinteresse delle istituzioni verso la salute della gente, che sia finito il tempo in cui i sindaci si voltano dall’altra parte se si tratta di combattere per i basilari diritti dei loro amministrati. Perché questo è successo.

E’ successo che l’ospedale di Mortara ha visto spese ingenti di rinnovamento per poi chiudere reparti, che l’ospedale di Mede sia un fantasma, che non si trovino medici di base in paesi distanti 40 chilometri dalla metropoli lombarda, quella dell’eccellenza sanità e dei più vergognosi scandali della sanità. 

L’appello a Tamara Iori è quello di farsi paladina della difesa dei lomellini costretti a diventare vittime della sanità che non funziona, perché le carriere dei medici siano quelle del merito e non dell’appartenenza politica, perché gli amministratori lomellini trovino il coraggio di fare il loro dovere, anche prendendo posizioni chiare contro compagni di partito che sbagliano.

Perché in una nazione civile la salute di una figlia non può essere affidata a Facebook.


Giovanni Rossi © Riproduzione riservata