Sabato 22 Febbraio 2020

Il Borgolavezzaro centra il Triplete, quarta edizione del trofeo “Mario Nipoti” ai biancoazzurri

Nonostante il caldo torrido, il brivido lungo la schiena è corso lo stesso. Freddo, glaciale, elettrizzante. Di quelli che cavalcano una vertebra dopo l’altra e poi si impadroniscono di tutto il resto, alla velocità della luce. Del cuore, della mente, dei sentimenti. E ci si ritrova in un secondo grondanti di sudore. Ma non per il caldo o per l’umidità. Per l’emozione. Quella scaturita dal vedere in campo di nuovo, tutti insieme, i gladiatori dell’armata giallorossa della Virtus Zeme. 

Chiamati al ritorno alle armi da uno dei loro generali, ma soprattutto per ricordare un amico. Lo squillo di Marco Nipoti per chiamare l’adunata degli ex compagni è stato solo la naturale conseguenza di un gesto automatico, quasi una promessa mai formalmente certificata. Ma che si rinnova, anno dopo anno, tacitamente. Perché tra uomini d’onore funziona così. Non c’è vacanza che tenga. Non c’è solleone d’agosto, canicola e umidità che possa frenare l’entusiasmo, la voglia, il desiderio di tornare in campo. Sabato pomeriggio, a Borgolavezzaro, è andata esattamente così. La Virtus Zeme dei sette Scudetti consecutivi è tornata a calpestare il prato, dopo due anni di assenza dal campionato Csi, per ricordare un amico. Mario Nipoti, papà di Marco, colonna virtussina e di Franco, marito della signora Lucia, che solo grazie a una compostezza quasi ostentata trattiene la commozione, ma che in realtà, si percepisce, la pervade totalmente. Perché si ricorda un uomo, un tifoso, un marito e un padre. Per il quarto anno Borgolavezzaro e Virtus Zeme incrociano le traiettorie per ricordare Mario, tifosissimo della formazione biancoazzurra di mister Rimola, ma che era legatissimo anche ai colori zemesi, grazie all’impegno del secondogenito Marco, prima come giocatore e poi come dirigente. Grazie a lui soprattutto, il campo di Borgolavezzaro ha potuto ancora una volta regalare un momento di sport. In cui si sono rivisti insieme i pilastri della Virtus, da Marco Ferraris a Roberto Trecate, passando per Paolo Raina, Giuseppe Ramellini, Giancarlo Vecchio, Marco Orlando, Andrea Gualla, Tommaso Leone e bomber Daniel Speroni, che pur senza entrare in campo, ha voluto esserci a tutti i costi. L’apice delle emozioni potrebbe terminare qui, se non fosse per la cronaca di una partita che si è giocata tra due squadre diametralmente agli antipodi. E la premessa è d’obbligo per spiegare il risultato di 4 a 0 in favore della formazione di casa. Il Borgolavezzaro è tonico, giovane, tirato a lucido dalla preparazione e da un campionato che incombe, una Prima categoria da onorare, una salvezza da costruire un mattone dopo l’altro cercando di fare risultato anche in trasferta. Lontano, lontanissimo da Borgolavezzaro, nel cuore della Val d’Ossola, tra le tante destinazioni riservate dal calendario. Dall’altra parte invece la gloriosa Virtus, che si è ritrovata insieme dopo due anni di inattività dal campionato amatoriale, ma che comunque non ha certo regalato terreno agli avversari. Anzi, il primo tempo è stato all’insegna dell’assoluto equilibrio. Dopo la pausa per la consegna della targa al portierone numero uno nella storia del Borgo, Fabio Paralovo, però, la squadra di mister Rimola passa. Ma solo grazie a una palla inattiva. Romano si fa carico del suo 10 sulle spalle e batte la punizione dal limite che beffa Vecchio per il vantaggio dei padroni di casa. Al ritorno in campo inizia una inevitabile girandola di cambi di maglia, complice il caldo e le panchine corte. Soprattutto quella virtussina, in cui per l’occasione siede proprio Marco Nipoti, a meno di quindici giorni dal debutto ufficiale, come team manager del Borgolavezzaro. Così tre giocatori passano di casacca e giocano il secondo tempo con i virtussini, ma la fame del Borgo, decisamente più allenato vista l’incombenza del campionato prossimo al via, fa la differenza. 

Tommaso Leone, subentrato tra i pali zemesi, non può fare altro che raccogliere dalla rete il raddoppio locale firmato da Capogreco. C’è tempo anche per il 3 a 0 di Quattrini e il poker finale di Malang. Ma a quel punto il risultato non interessa più a nessuno. Lo testimoniano gli abbracci reciproci durante le premiazioni.  

Riccardo Carena © Riproduzione riservata