Domenica 17 Novembre 2019

Guerra al folle che ha mutilato una ventina di gatti ospitati in paese

Sembra stringersi il cerchio sul folle (o sui folli) che ha avvelenato o mutilato una delle colonie feline più floride della Lomellina mediante tagliole ed altre trappole, e che getta discredito su un’intera comunità. Mentre il sindaco di Velezzo Luigi Pasqualetto ha messo a disposizione dei carabinieri le immagini delle telecamere di videosorveglianza (installate di recente) e ha organizzato ronde di cittadini volontari che girano per il minuscolo abitato, non si placano l’indignazione e l’orrore da parte di molti per i tanti felini scomparsi o trovati mutilati nel mese di agosto da “strumenti di morte” usati solitamente dai cacciatori di frodo. 

Proprio questo dispiegamento di forze e le indagini serrate dei militari della stazione di Zeme e del corpo forestale di Mortara sembrano poter portare, in tempi brevi, a scovare i criminali. L’allarme era stato lanciato dalla sezione Oltrepo della Lav, la Lega Anti Vivisezione. La colonia felina dai 25 esemplari censiti è diminuita a meno di 10. 

“Ad inizio agosto i volontari si sono recati a Velezzo – comunicano dalla Lav – dopo l’anomala sparizione di oltre dieci gatti stanziali e della contestuale comparsa di alcuni cuccioli neonati, apparentemente abbandonati dalle madri. Lo scenario si è rivelato raccapricciante: due gatti recuperati orrendamente mutilati, cuccioli morenti poiché resi orfani e presenza di esche avvelenate. Durante il sopralluogo nei pressi della colonia felina è stato individuato un giovane micio, segnalato fra quelli scomparsi, privo dell’arto anteriore destro. Pochi giorni dopo un’altra gatta, che non veniva più avvistata dai tutor da diversi giorni, è stata recuperata priva dell’arto posteriore sinistro, tranciato all’altezza del ginocchio. Entrambi gli animali, immediatamente sottoposti a cure veterinarie, presentavano carne lacerata e tessuto necrotico, ossa esposte nelle zampe amputate e uno stato di grave denutrizione. Le lesioni sono verosimilmente compatibili con quelle tipicamente rinvenute su esemplari di fauna selvatica vittime di trappole da bracconaggio, quali tagliole e lacci”. 

L’ultimo gatto ferito è stato trovato due lunedì fa con la coda fratturata. Ieri, martedì 27 agosto, è stato sottoposto ad un delicato intervento chirurgico di cui non si conoscono ancora gli esiti. Il rischio è quello dell’amputazione. 

Intanto il sindaco Luigi Pasqualetto, che si dice “indignato per l’orribile decimazione della colonia felina”, invita i cittadini a segnalare ogni movimento sospetto e comunica il risultato delle analisi compiute su presunte “esche avvelenate” trovate in una cassetta di legno abbandonata dove usavano recarsi i gatti. Il referto è firmato dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna, sezione di Pavia. Il materiale analizzato (è il riassunto dell’esito) consiste in granaglie e semi, alcuni di loro con una colorazione turchese o rossa, oltre ad escrementi di roditori. 

“Quindi non risultano – precisa Pasqualetto – tracce di veleno. Pur mantenendo alta l’attenzione da parte del Comune e ribadendo la ferma condanna di ogni forma di sopruso sugli animali, occorre evitare allarmismi ed affrontare la questione con le dovute cautele. Il vero problema non è certo il veleno, che non c’è, ma sono le tagliole. Non vengono messe per nuocere ai gatti ma ad altri animali, sempre in modo abbietto”.


Davide Maniaci © Riproduzione riservata