Mercoledì 12 Agosto 2020

Finto prete vendeva oro... finto: è un 57enne mortarese, beccato con 5mila euro e 2 chili di “tolla”

Scherzi da prete. Anzi, peggio: una truffa. L’imbroglione si fingeva un sacerdote e cercava di vendere pepite d’oro, false, spacciandole per donazioni dei fedeli. I soldi, diceva, sarebbero serviti poi per opere di bene. Per essere ancora più credibile dava appuntamento agli acquirenti in una sala parrocchiale di Mortara. 

Sono stati i carabinieri di Garbagnate Milanese, dopo le numerose segnalazioni ricevute, a sorprendere lui e il suo complice mercoledì scorso su un Suv, un Volkswagen Touareg, mentre erano parcheggiati presso l’oratorio mortarese aspettando una potenziale vittima. 

Sono finiti in manette un 57enne di Mortara, nullafacente, incensurato e un uomo di 36 anni residente nel Pavese. Lui ha già precedenti di polizia. 

Durante le fasi dell’arresto il truffatore, ovviamente, era vestito da prete con tanto di crocifisso al collo.

 Ha tentato di sottrarsi ai controlli dei militari, avvicinatisi con un pretesto, ma non è andato lontano. 

Secondo la ricostruzione durante le indagini, il finto religioso si presentava alla porta di alcune abitazioni, proponendo a chi apriva di andare ad acquistare le pepite in una sala dell’oratorio, che i due pregiudicati noleggiavano con un pretesto. La sala, solitamente, viene data in affitto per feste di compleanno o eventi simili. Nessuno poteva immaginare cosa avveniva mentre c’erano loro. 

Durante la perquisizione dei due malviventi e dell’auto i carabinieri hanno trovato 5.200 euro in contanti composti da banconote del taglio di 50 euro risultate contraffatte, 2 chili di pepite in oro false, fatte di ottone e 17 grammi di pepite in oro autentico. Prima mostravano quelle vere. Poi al momento di concludere l’affare le sostituivano con le pepite false. I carabinieri hanno trovato anche bilancino di precisione, tre smartphone e un bastone estendibile. Inoltre in due fogli di carta c’era un vero e proprio “copione”, con le parole precise da recitare durante le truffe. I due dovranno rispondere dei reati di detenzione di banconote contraffatte, usurpazione di titoli, ricettazione e porto di oggetti atti ad offendere.

Si sarebbero qualificati come rappresentanti di una ditta, in cerca una sala per organizzare riunioni con il personale. Con questo stratagemma, i truffatori si sarebbero presentati negli uffici della parrocchia di San Lorenzo per chiedere ospitalità in una delle sale dell’oratorio San Luigi, che si affaccia su piazza Monsignor Dughera. Spazi che vengono utilizzati da diverse realtà presenti in città proprio per incontri, riunioni e convegni. Davanti ai volontari che quotidianamente si impegnano per mantenere aperti al pubblico gli uffici della parrocchia, i truffatori hanno messo in scena l’ennesima… truffa. Da attori consumati hanno recitato la parte dei sedicenti dirigenti, vestiti di tutto punto, in cerca di una sala riunioni. E tutto è sembrato normale, viso che gli spazi vengono occasionalmente richiesti per iniziative di questo tipo durante l’arco dell’anno. Poi un ulteriore richiesta e un’altra ancora. Richieste avanzate con garbo e gentilezza, proprio per non insospettire l’ufficio parrocchiale. Ovviamente il finto sacerdote, nei colloqui avvenuti negli uffici parrocchiali si presentava come finto dirigente d’azienda proprio perché la tonaca o il clergyman avrebbero insospettito i volontari della parrocchia. Insomma, niente di sospetto per la parrocchia di San Lorenzo.  Almeno fino alla tarda mattinata di sabato scorso, 8 febbraio, quando la notizia dei truffatori è rimbalzata dall’Ansa ai principali media nazionali che hanno dato spazio alla brillante operazione messa a segno dai Carabinieri di Garbagnate. Ad un iniziale senso di stupore, per i volontari della parrocchia è seguito un profondo rammarico. Ma anche loro sono stati truffati.  



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