Venerdì 28 Febbraio 2020

Expo Inox: maledizione trasferte, torna da Lissone ridimensionata

Il match con Lissone ha messo in evidenza un’Expo decisamente ‘ridimensionata’, che sembra avere perso per strada la consapevolezza di poter dire la sua, anche fuori casa, anche contro una formazione molto organizzata e strutturata. Focalizzare l’analisi su cosa non ha funzionato è apparentemente molto facile, il difficile è trovare una soluzione, perché il problema evidenziato dai lomellini è l’incapacità, da parte dei giocatori che Zanellati considera ‘imprescindibili’, di svolgere il loro ruolo di leadership, a partire da capitan Degrada, sottotono e quasi mai in grado di piazzare giocate vincenti, per arrivare a Pocius, che si sforza (e l’intento, per chi lo vede giocare dalla prima giornata, è anche evidente) di colmare le sue lacune caratteriali (senza le quali sarebbe un autentico top player, ben al di sopra della categoria), ma finisce per continuare ad accentuare certi atteggiamenti fastidiosi che lo pongono, inevitabilmente, nel mirino di arbitri e avversari.

E che dire dell’involuzione di Urbonavicius? Una ragione vera parrebbe non esserci, il lituano è sereno, collaborativo e di buon carattere, ma in campo appare sempre più opaco e spento, al punto da fallire anche le cose semplici. Poi c’è Liso, che, contro avversari smaliziati come quelli della Galvi, spesso si incarta, alla ricerca di soluzioni al di fuori della sua portata. Tutte queste tendenze negative fanno scricchiolare l’intera macchina, che, soprattutto in difesa, balbetta penosamente. Con un ’comodo’ canestro di tedeschi, che approfitta di una palla persa dai mortaresi, al 6’ è già 14-7. Zanellati chiede time out, e, al rientro in campo, l’Expo viene punita da una nuova bomba di Marinò (17-7). Il divario rimane assestato sulla decina di punti fino al 14’, quando il canestro e libero di Pocius accorciano a -7 (26-19), poi si torna sotto della ‘solita’ decina fino al 18’, quando Pocius riesce a far pervenire un assist schiacciato a terra a Degrada, che firma il canestro del minimo svantaggio 831-26), lo stesso capitano poco dopo, in contropiede, sigla il 37-28. Il divario si dilata intorno al 27’, dopo uno 0/2dalla lunetta di Pocius, Aliprandi va a segnare il +16 (57-41) e il terzo quarto si chiude con una tripla da metà campo di Sacchi (61-52). Lo stesso Sacchi, con una tripla (63-55) riduce lo svantaggio, ma  l’Expo non è più in grado di approfittare di questa boccata di ossigeno e proprio non riesce a rimettersi in corsa e Marinò e l’esperto Fiorito conducono Lissone a una dilagante vittoria.

 “Noi in trasferta finiamo sempre per essere meno incisivi –  è il parere di Alfonso Zanellati (nella foto) – d’altra parte, in partite come queste, la differenza di valori emerge, e poi, incontrare squadre come Lissone per noi è difficoltoso, come lo è incontrare fuori casa tutte le squadre di alta classifica. Dal canto nostro, ci siamo rivelati pasticcioni, capaci di innervosirci  almeno quanto loro sono stati bravi a stuzzicarci. Poi, quando la tensione sale, la testa viene meno e restare lucidi diventa sempre più difficile. Non ci resta che cercare di ricompattarci a partire dalla prossima partita in casa e riprendere a migliorarci. Come è noto, noi non possiamo contare su troppe rotazioni, se poi la qualità di determinati giocatori è discontinua, non abbiamo più armi su cui contare. I giocatori che definiamo determinanti devono sempre essere ‘sul pezzo’. E’ stato un test molto impegnativo, abbiamo provato a stare attaccati, forse avremmo anche potuto resistere di più, ma i match in trasferta sono complicati, qualunque sia l’avversaria, mentre in casa non dobbiamo guardare in faccia a nessuno e cercare di portare a casa punti, ricordando che per noi vincere una partita è sempre un’impresa”.  Sabato l’Expo torna a disputare un turno casalingo, contro un team ‘abbordabile’ come Arcisate. Ma guai a parlare di avversaria potenzialmente battibile, Zanellati continuerà, per tutta la settimana, a martellare i suoi sull’esigenza di affrontare ogni confronto con la dovuta dose di umiltà e concentrazione.       

Nevina Andreta © Riproduzione riservata