Domenica 26 Gennaio 2020

Era il Natale del 1949...

Il Natale mortarese di quest’anno è caratterizzato dall’apertura del Centenario della Corale Laurenziana, che si protrarrà nei prossimi mesi con diverse iniziative culminanti nel Natale 2020. C’è un canto affascinante, e tanto caro al popolo cristiano, che da 70 anni risuona sotto le volte della Basilica di San Lorenzo sottolineando con parole pregnanti e musica commovente il mistero della nascita di Gesù: «Brillan le stelle!» 

La vigilia di Natale del 1949, alle ore 10 del mattino, il Sommo Pontefice Pio XII apriva la Porta santa della basilica di S. Pietro, dando così inizio in tutto il mondo al giubileo dell’Anno Santo.

Di conseguenza, la Messa di Mezzanotte celebrata in tutte le parrocchie, già di per sé caratterizzata dal gioioso clima natalizio, era segnata da un supplemento di letizia, tipica di ogni evento giubilare. Nella parrocchia di S. Lorenzo, tale spirito gioioso e festoso della Notte Santa 1949 fu reso manifesto dal brano musicale «Brillan le stelle», musicato dal Mario Corti su testo dello stesso Dughera, che veniva eseguito per la prima volta. 

Mons. Luigi Dughera incentrò la sua omelia sul tema «È nato il Cristo, nunzio di pace e d’amor», concetto attorno al quale si sviluppa il canto natalizio «Brillan le stelle», ed esordì proprio con le parole iniziali della canzone (eccetto due piccole variazioni): «Notte fatidica, notte d’incanti. È nato il Cristo in panni avvolto, nunzio di pace, nunzio d’amor. È questo l’inno, che tra pochi istanti, innalzerà la nostra magnifica Schola cantorum. Inno che sintetizza il fatto più grande della storia: la nascita di Gesù Cristo, l’Uomo Dio». Le parole del celebre mottetto esprimono lo splendore e la gioia, sentimenti tipici del mistero del Natale, come pure il giubilo e l’esultanza, elementi propri dell’Anno giubilare. Anche la musica sprigiona e sottolinea il gaudio natalizio e la festosità giubilare: la tonalità pacata e riflessiva, all’inizio delle strofe, a poco a poco aumenta d’intensità ed esplode in un crescendo maestoso nel ritornello, raggiungendo l’apice nell’alleluja finale. 

Le espressioni più significative di questo brano musicale sintetizzano il contenuto dell’azione apostolica della Chiesa nel contesto storico-sociale di quel tempo. Nel 1949, infatti, l’orizzonte internazionale era carico di tensioni, il mondo era ancora sconvolto e pervaso da ferite, provocate dalla seconda guerra mondiale, diviso in due blocchi, con ideologie antitetiche. In Italia era in atto un veemente scontro non solo politico ma anche culturale tra comunismo ateo e forze moderate ispirate al cristianesimo; si trattava di un dissidio rivelatore di due diverse visioni del mondo e dello Stato, e due differenti umanesimi. Ma nel profondo delle coscienze della gente, specialmente delle persone più semplici, ardeva il desiderio di vita nuova e di concordia, che i sacerdoti, così vicini e partecipi delle vicende del popolo, seppero cogliere. La Chiesa si sforzò di annunciare che soltanto accogliendo l’insegnamento di pace e di amore, portato da Cristo all’umanità con la sua nascita, il mondo avrebbe potuto risollevarsi superando le dure contrapposizioni. Questo è anche il messaggio spirituale più profondo dell’inno «Brillan le stelle», sintetizzato nelle parole: «È nato il Cristo, nunzio di pace, nunzio d’amor». Tale frase, più volte ripresa e commentata da Dughera nell’omelia della Messa di Mezzanotte, è la chiave interpretativa dell’intero brano musicale, il suo cuore pulsante, la sintesi comunicativa più autentica: pace e amore, non può esserci l’una senza l’altro.

Al riguardo, mons. Dughera, nella menzionata omelia, pronunciò parole che mettono in guardia da sterili atteggiamenti pacifisti, esortando ad assumere invece uno stile di vita pacificante: «Gli angeli scesero a schiere su la capanna di Betlemme per cantare il Gloria a Dio nel più alto dei cieli e la pace in terra agli uomini di buona volontà. Capite? Non vi sarà mai pace quaggiù, finché gli uomini non avranno la buona volontà. Non basta strombazzare la parola pace; bisogna avere la buona volontà di fare la pace e di conservarla. Pace nelle famiglie e nella società. 

La pace richiede rinuncia all’egoismo, all’odio, alle sfrenate ambizioni». L’insegnamento saggio di un grande parroco, protagonista di primo piano della storia di Mortara, e la ricchezza spirituale che scaturisce da un canto così coinvolgente come il «Brillan le stelle», possano aiutare tutti a vivere con fede il Santo Natale testimoniando dappertutto la vera pace non dissociabile dall’amore: essa potrà affermarsi pienamente nella società se prima sarà coltivata nelle case, nelle famiglie e nel cuore di ciascuno.

Mons. Paolo Rizzi © Riproduzione riservata