Giovedì 20 Giugno 2019

L'Iarc: cancerogeni i campi radio e elettromagnetici. La mozione arriva in Parlamento

  • Roma
  • 06 Giugno 2019

Qualcosa si sta muovendo anche nel parlamento nazionale. Infatti a metà maggio è stata presentata alla Camera dei Deputati una mozione (sottoscritta anche da due esponenti del Movimento 5 Stelle) che chiede al Governo di “adottare iniziative per sospendere qualsiasi forma di sperimentazione tecnologica del 5G nelle città italiane, in attesa della produzione di sufficienti evidenze scientifiche per giudicarne l’innocuità”.

Ma non solo, L’M5s chiede al Governo (quindi a se stesso)  di mettere in campo iniziative per minimizzare il rischio sanitario promuovendo uno studio epidemiologico sui campi elettromagnetici che sia sviluppato da enti indipendenti non riconducibili alle aziende di telecomunicazione interessate a sviluppare la tecnologia 5G anche a discapito della salute della popolazione. “Come dichiarato dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC)  - dichiara l’onorevole Sara Cunial, prima firmataria della mozione - già nel 2011 i campi elettromagnetici a radiofrequenza sono possibili cancerogeni e secondo più recenti studi questi avrebbero possibili effetti riproduttivi, neurologici e metabolici. A che rischio stiamo per sottoporre la popolazione italiana? Dovere della politica dovrebbe essere quello di tutelare la nostra terra e il benessere dei cittadini. Di chi invece ancora una volta si stanno facendo gli interessi a discapito della popolazione italiana?”. Tra gli obiettivi della mozione c’è anche quello di mantenere gli attuali valori limite di legge puntando sulla minimizzazione del rischio e valutare tutte le opinioni critiche e i giudizi negativi giunti dalla comunità scientifica in merito agli effetti di un eventuale innalzamento dei limiti di legge. “È questa – continua Sara Cunial - l’unica strada percorribile da una politica che davvero mette la salute dei cittadini al primo posto. Perciò abbiamo proposto la costituzione di una commissione di vigilanza permanente per il monitoraggio degli effetti dei campi elettromagnetici, individuando membri della scienza e della medicina indipendente, unitamente ad un coordinamento tra le associazioni dei malati nonché la promozione di uno studio nazionale sugli effetti biologici delle radiofrequenze 4G e 5G presso un ente indipendente e privo di conflitti d’interessi con l’industria, come per esempio l’Istituto Ramazzini. Promuovere la ricerca di tecnologie più sicure e alternative alle radiofrequenze significa non solo adempiere al principio di precauzione che dovrebbe guidare l’azione politica ma anche farsi portavoce e difensori della popolazione italiana, osteggiando un progetto che ancora una volta antepone agli interessi dei cittadini quelli di poche e potenti multinazionali”.

Luca Degrandi © Riproduzione riservata