Martedì 25 Giugno 2019

E adesso via le panchine rosse!

  • -
  • 27 Marzo 2019

Dopo il caso incredibile di un assassino della sua compagna che se l'è cavata con 16 anni di condanna alla Corte di Appello di Bologna, a Genova si è replicato con la stessa condanna ad un altro assassino, che aveva ucciso la moglie. E poi lo stupratore di una ragazza, a Napoli, in un ascensore, che è stato rimesso in libertà in attesa del processo. 

Sono le cronache quotidiane dell’Italia dal 2019, con la netta sensazione che la Giustizia italiana stia reintroducendo la lurida pratica dello sconto di pena per il delitto d’onore e con qualcosa in più di una sensazione sul fatto che contro i reati che vedono per vittime le donne si stia sempre troppo dalla parte di “lui”.

Un fenomeno gravissimo, soprattutto se collegato al fatto che in Italia i casi di violenza sulle donne e di femminicidio sono in costante aumento.

Gravissimo anche se collegato al fatto che in Italia si è stabilita una vasta comunità di stranieri per la quale la donna è praticamente priva di diritti.

Un fenomeno gravissimo se collegato alla retorica stucchevole che è stata fatta in occasione di una festa della donna che è stata la festa della sconfitta dello Stato di fronte alle violenza sulle donne. Tanto che prima, durante e dopo questa festa della retorica si sono tranquillamente registrati i consueti fenomeni di femminicidio.

Un fenomeno gravissimo se collegato alle centinaia di panchine rosse sparse in Italia come apoteosi di un a ipocrisia che spera che il caso della violenza sulle donne si risolva da solo, senza alcune azione ferma e esemplare. Si risolva da solo intanto che padri inseguono e investono in auto la figlia, perché troppo “occidentalizzata”: come accaduto a Livorno Ferraris, vicino a Vercelli, il 16 marzo, dove la figlia di un marocchino è scampata per miracolo. E così mentre il ministro dell’Interno Matteo Salvini si mobilita per chiedere misure straordinaria, il mondo delle istituzioni si ubriaca di garantismo e tace. In un silenzio fragoroso nei fatti e grondante di doppiezza e falsità nella forma.

Ecco il commento di Salvini nel novembre 2018 nei confronti della violenza sulle donne: “Qua c’è un pezzo d’Italia che soffre, che chiede giustizia. L’occasione è una proposta di legge della Lega che arriva in Parlamento per ridare un minimo di giustizia cancellando lo sconto di pena e il rito abbreviato per i colpevoli di omicidio e stupro. 

C’è gente che parla di femminicidio, tutelare i diritti delle donne, violenza contro le donne e poi, se vieni beccato col coltello nel petto o con le mutande abbassate dopo lo stupro o dopo l’omicidio, chiedi il rito abbreviato, ti danno un terzo di sconto di pena, pacca sulla spalla e dopo cinque anni sei di nuovo a spasso. Questa è la vita reale e va cambiata”. E la risposta dei giudici è stata quella di ignorare del tutto la voce del ministro dell’Interno, anzi di  fare di tutto per aiutare gli assassini, applicando sconti di pena incredibili ed evocando il delitto d’onore come linea guida della giustizia datata 2019.

Ma il vero silenzio fragoroso è stato quello degli organi di rappresentanza dei magistrati. Dove sta il consiglio superiore della Magistratura? Dove sta il presidente del Consiglio superiore della Magistratura, che si chiama presidente della repubblica Sergio Mattarella? 

Qui ci si deve occupare solo della Francia o dello spread oppure è necessario ricordare che chi sbaglia deve pagare? 

Su queste pagine abbiamo più volte abbiamo ripetuto che a estremi mali ci vogliono estremi rimedi, cioè pene esemplari, nessuna accettazione di regole civili o religiose che penalizzano le donne, e persino, se si va avanti così, la possibilità per le donne di armarsi con armi adatte alla difesa personale. Perché non si può pensare che ogni donna abbia con sé un carabiniere o un poliziotto e non si può pensare che si arrivi sempre dopo e che per i colpevoli la giustizia sia un colabrodo. 

Ma come prima risposta sarebbe doveroso che sparissero le panchine rosse che si sono dimostrate solo uno schermo dietro cui nascondere l’ipocrisia che ogni giorno condanna a morte le donne e poi assolve i loro aguzzini. 

Le panchine rosse sono diventate un modo per nascondere la vergogna di uno Stato che si lava le mani di fronte al dramma delle sue mamme, mogli e figlie, uno Stato della vergogna che si affida a giudici che confondono la giustizia con le frustrazioni di una società troglodita. 

Via allora per protesta quella panchine rosse emblema del nulla, che sono la prova di come qui si voglia sfuggire ad ogni responsabilità, a quelle responsabilità che riguardano la metà del mondo.

Le donne non hanno bisogno di panchine e di retorica, di sfilate di potenti a caccia di facile pubblicità personale, non hanno bisogno di mimosa. Più efficace è avere un revolver nella borsetta.

Giovanni Rossi © Riproduzione riservata