Martedì 12 Novembre 2019

Disastro treni Mortara-Milano: dopo l’ennesima aggressione chiesto l’Esercito sui vagoni. E la linea non raddoppierà mai

Altre violenze, altri disagi, fino alla richiesta di presidiare con l’esercito i convogli della linea ferroviaria Milano – Mortara. Mentre sullo sfondo pare definitivamente tramontata la prospettiva di vitale importanza del raddoppio di una linea tra le più trafficate per pendolari e studenti. 
Ma se la prospettiva dello stop alla Tav tra Italia e Francia, il treno per ricchi che hanno fretta, fa discutere, per il trasporto locale nulla fa pensare a una inversione di tendenza. Anzi.
Nei giorni scorsi si è consumata anche l’ennesima molestia, fortunatamente terminata senza conseguenze per la ragazza e con l’arresto dell’aggressore da parte dei carabinieri. L’episodio è avvenuto mercoledì pomeriggio su un treno della S9, la linea suburbana (il cosiddetto “passante”) poco dopo Albairate, con direzione Milano. La studentessa 21enne era da sola su un vagone insieme a un suo coetaneo, che ha aperto un video pornografico sul suo telefonino e l’ha molestata. La giovane si è data alla fuga ma è stata raggiunta e afferrata. La violenza sessuale non si è consumata proprio per la dura reazione della studentessa, che è riuscita a divincolarsi ancora fino a raggiungere altri passeggeri, a cui ha chiesto aiuto. Il molestatore si è nascosto, ma all’altezza della stazione di Trezzano sul Naviglio i carabinieri sono riusciti a scovarlo e lo hanno arrestato. Per questo motivo la Consulta intercomunale della linea ferroviaria, che unisce pendolari e 16 Comuni, vuole un intervento immediato per la messa in sicurezza di treni e stazioni, chiedendo esplicitamente che i vagoni siano sorvegliati da militari dell’esercito, visto il continuo aggravarsi degli episodi di violenza di cui sono vittime i passeggeri.
Ma non basta. Proprio ieri, martedì, si è consumata l’ennesima “mattinata nera” tra soppressioni (il treno delle 7 e 45 verso Milano, che è passato alla stazione di Vigevano senza però fermarsi) e ritardi. Il convoglio delle 7 e 50 è arrivato 20 minuti dopo e sovraffollato proprio per via della mancanza del precedente. E così il tutto si è tradotto nel  solito viaggio - odissea dei pendolari, in viaggio come in un carro bestiame  su una linea ferroviaria “dell’eccellenza lombarda”. 
All’incubo di viaggi - odissea e al pericolo, soprattutto per le donne che viaggiano ad ora tarda, si aggiunge l’ultima beffa, “una presa per i fondelli!”, per dirla nell’espressione colorita usata dai pendolari. Sul sito della Camera dei deputati è possibile leggere lo schema di contratto di programma 2017 - 2021 tra Ministero delle infrastrutture e Rete Ferroviaria. Nelle oltre 900 pagine del corposo documento il raddoppio della linea fra Parona e Mortara è previsto per il 2030, mentre la loro conclusione nel 2036. Come dire che nessuno vuole farla davvero. Alla faccia delle esigenze e delle urgenze di oltre 20mila pendolari sottoposti, quasi quotidianamente, a un calvario senza fine. Viaggiatori che sono soprattutto lavoratori e studenti, costretti a raggiungere Milano, ormai unico luogo a offrire una prospettiva di lavoro. Impossibile sopravvivere nelle altre realtà urbane, nelle città dormitorio di oggi che non hanno più una fabbrica, un’azienda, un’offerta di futuro. 
Il presente invece è nero come la pece. 
Con il prossimo orario invernale i pendolari lombardi subiranno ulteriori, pesanti, tagli alle corse. “I pesantissimi disagi subiti in questi ultimi mesi da parte dei pendolari, già denunciati da oltre un anno,  -  commentano i rappresentanti dei viaggiatori lombardi alla Conferenza regionale del trasporto pubblico - sono a nostro avviso in massima parte dovuti ad una incapacità gestionale da parte dei gestori di servizi ed infrastrutture, e nulla devono invece a fattori esterni (il caldo d’estate, il freddo d’inverno, il maltempo), i cui effetti vengono comunque affrontati con assoluta mancanza di piani operativi per affrontare le emergenze. Da troppo tempo sono infatti noti i problemi e le criticità dovute alla scarsa manutenzione, all’inadeguatezza degli impianti e delle infrastrutture, alla carente ed inadeguata politica di gestione del personale e, non da ultimo, alla mancanza di programmazione nonché ai ritardi negli interventi di aggiornamento tecnologico e funzionale di binari, scambi e materiale rotabile”. Oltre alle società ferroviarie, buona parte delle responsabilità non possono che ricadere anche su Regione Lombardia, ente preposto alla regolazione e controllo del sistema. 

Luca Degrandi © Riproduzione riservata