Giovedì 20 Giugno 2019

Disastro salute: aumentano i tumori e diminuisce l’aspettativa di vita

Lasciate ogni speranza voi che abitate in provincia di Pavia. Non è una citazione poetica, ma la triste verità emersa dai dati da poco pubblicati da Regione Lombardia circa mortalità e aspettativa di vita. Un’aspettativa che per i pavesi è in calo. Dai 79,6 anni di aspettativa maschile registrata nel 2014 si scende ai 79,2 anni del 2015. La speranza di vita è data dal numero medio di anni che una persona può aspettarsi di vivere al momento della sua nascita in base ai tassi di mortalità registrati nell’anno considerato. Le cause principali dei decessi restano i tumori, di gran lunga il male più diffuso e spietato che affligge la vita dei lomellini. Se mai è esistito, il mito della vita in campagna salubre, lontana dall’inquinamento delle grandi metropoli, è ancora una volta smentito dalla realtà lomellina. In triste primato della terra del riso non è certo una novità. E’ però ancora più preoccupante che in questi anni non si registri almeno un’inversione di tendenza. Al contrario, invece, la provincia di Pavia si conferma, per distacco, il territorio con il più alto tasso di mortalità. E’ dal 2012, senza soluzione di continuità, che questo spicchio di Pianura Padana conserva il più alto tasso di mortalità di tutta la regione. La media dei decessi ogni mille abitanti supera quello di ogni altra provincia e oltrepassa abbondantemente la media regionale e quella nazionale. Ai dati incontrovertibili si contrappone la timidezza della politica e di parte del mondo scientifico nell’ammettere una relazione di causa ed effetto tra diffusione di certe malattie e un elevato tasso di inquinamento. Il rapporto tra sostanze chimiche utilizzate in agricoltura, tra scorie di incenerimento liberate nell’aria e malattie oncologiche è ormai acccertato. Nella terra del rudo, delle discariche abusive, dello smaltimento forsennato di ogni tipo di rifiuto, dai fanghi ai materiali radioattivi, gli organi di controllo preferiscono puntare il dito contro gli incendi delle sterpaglie e verso le stufe a pellet. “Quello che è strano – commenta l’ambientalista Adriano Arlenghi -  è che spesso c’ è un dibattito cittadino molto forte su alcuni temi pur importanti, migranti, spazzatura, buche nelle strade, cacca dei cani sui marciapiedi ma di salute e ambiente sono in pochi ad interessarsene. Men che meno la politica nelle sue varie articolazioni. Ognuno vive la propria malattia, se è sfortunato ed incappa in essa, come problema individuale. Non c’è nessuno che si occupa della salute pubblica, che chiede agli enti competenti almeno di aggiornare i dati ufficiali, che chiede di conoscere come sono i trend attuali dopo le vecchie rilevazioni”. Infine c’è l’appello rivolto alla mortarese, ed assessore regionale, Silvia Piani. “Apra un dibattito sul tema della salute in città – chiede Adriano Arlenghi -, mostri i dati aggiornati, realizzi un convegno pubblico che li spieghi e infine proponga misure di contrasto e di responsabilità collettiva sul tema della salute. A Mortara su questo argomento il bisogno è molto forte”.

Luca Degrandi © Riproduzione riservata