Venerdì 18 Ottobre 2019

Dall’8 ottobre in biblioteca si imparano i segreti del vino

Il formatore Ais (Associazione Italiana Sommelier) Alberto Ivaldi (nella foto) ha organizzato alla “Francesco Pezza” un corso di degustazione di vini in quattro serate, ogni martedì a partire dall’8 ottobre. Le iscrizioni sono aperte fino a lunedì 7. Una iniziativa nata perché il vino è sinonimo di cultura, esprime la storia di un territorio e lo arricchisce. Basti pensare al Monferrato o alle Langhe. Ogni regione ha delle caratteristiche che la distingue dalle altre, a partire dai terreni. Ogni terreno – silicio, calcare, sabbia – ha una sua tecnica di lavorazione e ciò porta alla produzione di vini molto differenti.  

“Ogni serata avrà un tema – spiega Ivaldi – si andranno ad analizzare vini molto differenti tra loro, che provengono da regioni con caratteristiche molto diverse. Nella prima serata si assaggeranno vini dai colli mantovani, dall’alta Valtellina e dalle terre carsiche. Si possono assaggiare centomila bottiglie di vino e non se ne troverà mai uno uguale all’altro”. 

Il corso si rivolge a curiosi che vogliono avvicinarsi al mondo del vino, ma anche a chi vuole conoscere la metodologia Ais per lavorare in aziende vinicole. Oggi l’associazione italiana conta sessantamila sommelier e quattrocento formatori. 

“Il metodo Ais – spiega Ivaldi – contempla la conoscenza della scheda tecnica, un percorso che avvicina progressivamente al vino. La scheda è divisa in tre parti, e si va ad analizzare l’aspetto visivo, l’aspetto olfattivo e l’aspetto gusto-olfattivo. Per ciascuno di questi aspetti si individuano tre caratteristiche: nell’aspetto visivo si contempla il colore, in tutte le sue sfumature, la limpidezza e la consistenza. Nell’aspetto olfattivo si studia l’intensità del profumo, la sua complessità e la sua qualità. Nell’esame gusto-olfattivo finalmente si assaggia il vino e si devono distinguere le tre morbidezze – zuccheri, alcoli e polialcoli – che rendono un vino morbido al palato, e le tre durezze – acidi, tannini e sali minerali. Il passo successivo è stabilire se c’è un equilibrio tra morbidezze e durezze, quanto è intenso il vino, e quanto è persistente, ovvero per quanto tempo rimane il suo ricordo sensoriale dopo la degustazione. Inutile dire che il tre è il numero magico del sommelier”. La passione che Alberto Ivaldi ha poi trasformato in lavoro nasce nella sua infanzia. “Il sommelier – ricorda Ivaldi – non è un indovino, ma una persona che riconosce la qualità. Il linguaggio del vino è  molto complesso”.


Massimiliano Farrell © Riproduzione riservata