Venerdì 10 Luglio 2020

Da mani straniere un quarto del “made in italy” a tavola

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  • 18 Settembre 2019

Dietro il successo conseguito a tavola dal “made in Italy” ci sono 17 mila mani straniere. Infatti viene ottenuto da mani straniere più di un quarto dei prodotti agricoli che poi finiscono abitualmente  nella dieta quotidiana. Nel complesso si tratta di 346mila lavoratori provenienti da ben 155 Paesi diversi che hanno trovato regolarmente occupazione in agricoltura, con ben il 26,2 per cento del totale delle giornate di lavoro necessarie alle campagne italiane. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti che esprime profondo cordoglio per la tragedia dei quattro lavoratori indiani, appartenenti alla comunità dei sikh, morti nelle campagne del Pavese.

Un dramma che ha attirato l’attenzione dell’opinione pubblica sugli invisibili. Gli uomini e le donne che svolgono lavori durissimi. “Gli indiani con 32 mila e 370 occupati – sottolinea la Coldiretti –sono la comunità di lavoratori agricoli più presente in Italia dopo quella rumena, con 110 mila e 154 lavoratori. Al terzo posto ci sono i marocchini con 32.826, che precedono albanesi (30 mila e 799), polacchi (13 mila e 532), bulgari (12 mila e 439), tunisini (12 mila e 881) e slovacchi (6 mila e 337). Negli ultimi 30 anni gli indiani immigrati dal Punjab sono arrivati nelle campagne italiane per lavorare soprattutto nelle aziende agricole come bergamini, il nome dialettale per indicare gli esperti mungitori nelle stalle. Per l’attenzione e la cura degli animali gli indiani sikhs sono diventati indispensabili per garantire il lavoro nelle stalle della pianura Padana dove si raccoglie il latte anche per la produzione dei più prestigiosi formaggi italiani, dal Grana Padano al Parmigiano Reggiano”. Sono molti i distretti agricoli dove i lavoratori immigrati sono una componente bene integrata nel tessuto economico e sociale come nel caso della raccolta delle fragole nel Veronese, della preparazione delle barbatelle in Friuli, delle mele in Trentino, della frutta in Emilia Romagna, dell’uva in Piemonte ed in Veneto. La presenza degli stranieri è rilevante anche alla guida delle imprese agricole con quasi 17 mila titolari di nazionalità diversa da quella italiana. “I lavoratori stranieri – conclude la Coldiretti – contribuiscono in modo strutturale e determinante all’economia agricola del Paese e rappresentano una componente indispensabile per garantire i primati del Made in Italy alimentare nel mondo su un territorio dove va assicurata la sicurezza sul lavoro e la legalità per combattere inquietanti fenomeni malavitosi che umiliano gli uomini e il proprio lavoro e gettano una ombra su un settore che ha scelto con decisione la strada dell’attenzione alla sicurezza alimentare e ambientale”.

Luca Degrandi © Riproduzione riservata