Giovedì 27 Febbraio 2020

Da Giuseppe Abbà e Luca Degrandi un nuovo libro: “Il mago dalle sette teste”. Fiabe, racconti e storie lomelline

La scena è questa: davanti al computer Luca Degrandi, editore e collaboratore dell’Informatore Lomellino, e Giuseppe Abbà, sindaco per antonomasia di Mortara e segretario provinciale di Rifondazione Comunista. Abbà racconta, Degrandi scrive e commenta.  

Succede così da alcuni anni per il mensile “Il Caffè”, un piccolo baule di cose preziose, che esce quando capita, e che vanta tra i suoi collaboratori, dal 2005 a oggi, una lunga serie di personaggi capaci di scrivere per i lettori. Perché chissà perché sulle sedicenti riviste di sedicente cultura ci sono umani che si sentono autorizzati a scrivere dei cavoli propri.

Abbà e Degrandi no. 

Loro due hanno già dato alle stampe “La corna dal fabricòn” un libro sulle lotte operaie a Mortara che ha avuto un incredibile successo di pubblico e critica, come si diceva una volta. Come si diceva quando un cinema pieno era “tutto esaurito” e non “sold out”.  

Ora hanno deciso di dare alle stampe “Il mago dalle sette teste” un bel libro di 128 pagine, edito da Logica Multimedia e in vendita presso le librerie di Mortara “Le mille e una pagina” e “La bottega dei sogni”, al prezzo di 10 euro.  

Il volume è una raccolta di “Fiabe, racconti e storie della Lomellina” che sono apparse negli anni sulle pagine de Il Caffè. Pagine che, al di là dei contenuti, sfoggiano una grafica deliziosa, sorprendente, che viene curata totalmente e autonomamente da Luca Degrandi. 

E aggiungiamo che Luca è un tipo che fa della rapidità di pensiero e della capacità di metabolizzare e risolvere i problemi il suo stile di vita. Con due passioni: la bicicletta da corsa e i giornali, con annessi e connessi.

Ma torniamo davanti al computer, con Luca Degrandi e Giuseppe Abbà.  Tra i due non è un monologo (e neppure un biologo come voleva una battuta decrepita da avanspettacolo anni ‘50), è un modo per confrontarsi e scrivere nell’aria della redazione, sul riflesso della luce che entra dalla strada, un pezzettino di racconto. Anzi di fiaba.

E questa è la prima magia del “Mago dalle sette teste”, cioè far riflettere sul fatto che Giuseppe Abbà viva così intensamente la passione delle fiabe, che è passione per animi teneri, per i silenzi e le sfumature. Ma non solo, perché la fiaba, se è tale, è sempre un vetro opaco da cui si intravede un’analisi, una riflessione, una simbologia che ha ben poco di bambinesco.

E le fiabe raccolte da Giuseppe Abbà e trasformate in un libro da Luca Degrandi non fanno eccezione.

Dunque un esercizio di pura creatività, per mettere su un palcoscenico di fantasia i personaggi che violano le regole della realtà, che si prendono gioco del materialismo quotidiano, per accompagnarci a riflettere. Già, riflettere, perché il libro è una riflessione spezzettata in tanti spunti che svolazzano per la Lomellina, per le case di un popolo alle prese con la realtà ma che sa vivere nella pura fantasia. Forse per sconfiggere una realtà ingiusta, difficile, spesso dolorosa. Sconfiggere con la difficile arte del racconto, di un stesura dei testi facile facile, che si fa leggere, dove l’autore svanisce del tutto, si smaterializza, senza alcuna smania di protagonismo, diventa parte del racconto soprattutto per dare quel forte collegamento geografico con il territorio lomellino. Spunta la strada per Olevano, i boschetti di Cergnago, quei particolari che erano parte integrante dei racconti originali da cui questo libro è tratto.

Forse, anzi, lo stile chiaro, colloquiale, è la prima pietra preziosa di queste 128 pagine. E qui spunta l’abitudine al giornalismo di Luca Degrandi.

Le redazioni vere dei giornali hanno da sempre un’unica regola: scrivere in modo piano, semplice, usando vocaboli comuni, fuggendo da ogni tentazione di trasformare uno scritto in uno sfoggio di erudizione.

E così è in questo libro.

Come ricordo personale mi viene in mente quando per le prime volte scrivevo sulle pagine dell’Informatore Lomellino e trovai il racconto di un salumiere che tagliava fette di salame d’oca. Bene, era detto “sciorinava fette di salame d’oca”. Ero inorridito. Mi presi l’impegno che con me non sarebbe mai successo. E non è mai successo.

Dopo lo stile i contenuti.

Le fiabe hanno regole ben codificate, sono esercizi di fantasia che superano la realtà ma corrono su binari fatti di sentimenti, insegnamenti, male e bene che si confrontano, si combattono, maghi e streghe che ne inventano di tutti i colori e assistenti magici che vestono i panni di animali e persino oggetti.

Le fiabe e “Il mago dalle sette teste” non fanno eccezione, ma aggiungono evidenti richiami ai buoni sentimenti, al coraggio di combattere i disagi della vita, pur interpretata in chiave fantastica o addirittura onirica. Ma per un paladino dei deboli come Giuseppe Abbà è dato per scontato che sempre ricorra il tema dei valori umani, del coraggio, della ingiustizia da combattere. 

E come vuole la tradizione delle fiabe contadine non mancano le macchiette interpretate dai preti, che in una società rurale erano sballottati tra il prestigio del ruolo nella comunità e una certa ironia nel considerarli personaggi ai margini della vita vera, quella fatta di sacrifici e di privazioni. Ma il tema viene appena sfiorato dall’autore che certo non indossa le vesti del “mangiapreti”. Il valore aggiunto del libro sono i frequenti richiami al territorio mortarese, perché questo non è soltanto un libro di fiabe, ma una carrellata sui luoghi concreti, vissuti, della zona. Luoghi filtrati da una sensibilità straordinaria e da una conoscenza altrettanto profonda che si traduce in descrizioni particolareggiate.

Non manca una breve descrizione di quello che Abbà ha portato a termine nei suoi governi cittadini.

E alla fine ci si chiede: ma dopo di lui chi ha fatto il sindaco?

Giovanni Rossi © Riproduzione riservata