Martedì 21 Settembre 2021

Continuavano a chiamarlo il Celeste

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  • 27 Febbraio 2019

Dunque Roberto Formigoni è in prigione. 

La conclusione non scontata di un lunghissimo film che ha visto “Il Celeste” come si faceva chiamare, occupare un posto da primato assoluto nel potere che conta. 

Quel potere che si è portato dietro nel passaggio dalla Democrazia Cristiana, per la quella era stato europarlamentare e sottosegretario, fino a Forza Italia, che lo ha portato al ruolo di presidente della Regione Lombardia, molto più che un ministro, quasi un presidente del consiglio.

Formigoni ha impersonato in pieno quel concetto di lobby, di appartenenza a un gruppo, nel suo aspetto più deteriore. A cavallo tra il capo religioso, come punta di diamante di Comunione e Liberazione, con la sua “Compagnia delle opere” che lobby certamente è stata, Roberto Formigoni ha influito in modo determinante su 20 anni di storia italiana, non solo rubando cifre enormi di denaro proveniente dalle casse dello Stato (rubando perché così da stabilito il tribunale in ultimo grado di giudizio) ma creando un vero sistema nebuloso nel mondo degli appalti, degli incarichi, anche nella sanità corrotta della Lombardia (corrotta per decine di gravissimi episodi accertati di corruzione), proprio mentre la sanità lombarda, contro ogni logica, viene indicata come “eccellenza”. Il problema è che se questa è l’eccellenza cosa succede nelle altre regioni? 

Le giacche sgargianti, quel suo ufficio irraggiungibile ai comuni mortali, all’ultimo piano del Pirellone, sono stati gli aspetti visibili di un sistema di potere, quello che ha imposto scelte politiche, di una “certa” politica, in incarichi di tipo regionale, creando di fatto corsie preferenziali per chi era amico. Amico di quella finta fratellanza che si basava su finti amici, su finti cattolici a caccia di veri soldi, di veri appalti, di veri incarichi. Quanti sono? Dove sono? Certamente mai si saprà del tutto, anche se i fatti che hanno portato alla condanna sono avvenuti qui, a Pavia, alla clinica Maugeri, dove tanti lomellini sono andati per guarire. Senza sapere nulla di quel mondo sommerso di affari loschi, di milionate di euro che passavano di tasca in tasca. Perché per avere incarichi in un certo mondo bisogna essere di una certa squadra, fingere le stesse convinzioni, con la religione usata come strumento e poi gettata nella spazzatura, con comportamenti reali del Celeste che nulla avevano in comune con la fede cristiana, che mette il “Non rubare” tra i dieci comandamenti, cioè le dieci regole fondamentali della Fede di cui il Celeste si diceva  paladino. Ecco il comunicato stampa diffuso da Comunione e Liberazione dopo l’arresto del Celeste: «Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme» (san Paolo). In questo momento soffriamo insieme a Roberto Formigoni, nella consapevolezza che solo Dio può ultimamente e veramente vedere il cuore dell’uomo e può rispondere al bisogno di misericordia che tutti abbiamo. Lo accompagniamo con la preghiera in questa circostanza per lui così drammatica, che viviamo come un potente richiamo alla conversione di ciascuno di noi. Nessuna prova può cancellare la compagnia che Cristo fa alla nostra vita, consentendoci di ricominciare sempre, nell’umile certezza che tutto collabora misteriosamente al bene: questo è ciò che domandiamo al Padre per Roberto e per noi”.

Almeno si poteva chiedere scusa e restituire i soldi rubati sarebbe stato un gesto forse più laico, ma certamente più cristiano.

T. Nello © Riproduzione riservata