Giovedì 22 Agosto 2019

Condanne ed elezioni: il bivio della Lega

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  • 23 Gennaio 2019

Basterebbe ricordare come l’affermazione della Lega Lombarda di Umberto Bossi sia nata, circa 30 anni fa, soprattutto a causa della catastrofe di tangentopoli, caduta come una mazza su Dc e Psi, per capire come oggi il partito di Matteo Salvini abbia di fronte una scelta per nulla facile. 

Candidare o non ricandidare Angelo Ciocca e Lorenzo Demartini? 

Citiamo solo di due leghisti perché votati anche nella nostra zona, eletti con i voti della Lomellina, e poi entrati dalla porta principale nei piani alti della politica, per finire in questi giorni condannati nella cosiddetta “Rimborsopoli”, cioè l’inchiesta per i rimborsi “disinvolti” ottenuti da consiglieri regionali.  Tra cui, appunto, Ciocca e Demartini, che sono stati in passato componenti del consiglio regionale lombardo. 

Due personaggi molto diversi, forse antitetici, uno scivolato dai piani alti, passando per un  prestigioso incarico in Lombardia Informatica, l’altro salito nell’olimpo di un incarico in Europa, dove, come si dice nell’ambiente, si prende una una valanga di soldi e si hanno pochissime responsabilità.

Due storie diverse, unite da una condanna infamante, per un’accusa infamante, usare i soldi dei cittadini per farsi gli affari propri. Due storie che non fanno il paio con altre condanne per consiglieri di Forza Italia che si sono cimentati come candidati nel nostro territorio, come ad esempio l’attuale europarlamentare Stefano Maullu, presentissimo anche in Lomellina.  Non fanno il paio perché mai nessuno di Forza Italia ha espresso rigide regole di onestà per i propri esponenti: come farebbe a dirlo con un capo che ha traversato infinite vicende giudiziarie, ha subito condanne e ha persino fatto eleggere il proprio avvocato, Nicolò Ghedini, come senatore per contenere le spese legali! 

Ma la Lega non è Forza Italia e tutti sanno che la Lega non è neppure un partito di destra, ma ha in passato vissuto un’alleanza “innaturale”  con una destra che poteva mettere mano a televisioni e giornali senza farsi troppe domande. 

Ma non solo, la Lega ha vissuto meno di due mesi fa dei guai interni pesantissimi con la condanna di Umberto Bossi, capo fondatore e carismatico del movimento, finito tra le sgrinfie di compari senza scrupoli, tanto che Matteo Salvini, con una  delle sue imprese titaniche, ha dovuto cambiare nome al partito, cambiare colore, dal verde al blu, e cambiare molti uomini. 

A proposito, Roberto Maroni, un generale di Bossi, che fine ha fatto? Anche lui si era beccato una condanna per un incarico ad una ex collaboratrice.

Ora, è chiaro e ovvio che chi ha una grande responsabilità può finire su una buccia di banana e andare in tribunale, ma tra i cittadini esiste una convinzione generalizzata sul fatto che i politici non vengano mai condannati, che i politici ladroni se la cavino sempre, e francamente è difficile dar torto a questa convinzione, visto che abbiamo tanti esempi di politici condannati che vengono condannati di nuovo, magari con una diversa casacca politica. Oppure ci sono tanti esempi di politici che se ne escono indenni da pesanti indagini giudiziarie solo perché in grado di pagare avvocati che facciano scattare la prescrizione dei reati.

Dunque è convinzione di (quasi) tutti che se un politico viene condannato significa che davvero ne ha fatte di tutti i colori e quella condanna è solo una piccola parte delle colpe di cui si è macchiato.

Vero? Falso? Il sistema giudiziario italiano non pare tra quelli che possono garantire che un politico assolto sia innocente. 

Ma riecco il caso della Lega di Matteo Salvini: dopo la condanna di Angelo Ciocca la Lega lo rimetterà in lista per le elezioni europee? Un bivio importante, forse decisivo, per una Lega che si è slegata dall’abbraccio di Silvio Berlusconi, che è tornata a chiedere più forze dell’ordine, una Lega che ha il segretario che va in giro con la felpa della Polizia di Stato, che fa arrestare i latitanti come Cesare Battisti. Che non si batte per quel garantismo forzato di chi appartiene al partito di un pregiudicato. 

Dai, ma come si fa a sperare che  cittadini esausti di pagare tasse, stremati dai tagli su tutto, facciano finta di niente davanti a uno che si faceva pagare pranzetti dai contribuenti?  Specie in una Lega che è l’ossatura del governo del cambiamento. 

Un discorso che esula totalmente da ogni logica di convenienza elettorale, ma che certamente deve tenere in conto anche il fatto che cittadini onesti, che tirano la carretta per 800 euro al mese, farebbero fatica a scrivere il nome di certi personaggi sulla scheda, pensando a cosa guadagnavano già, senza andare a mettersi nei guai per i rimborsi. 

Sul sito ufficiale della Regione si spiega infatti che un consigliere regionale percepisce mensilmente uno stipendio di  6.327,00 euro lordi, cui si aggiunge un rimborso spese per l'esercizio del mandato pari a 4.218,00. E il rimborso non è tassato. Il totale lordo è di oltre 10.500 euro al mese. Davvero troppo. 

Ma che evidentemente i condannati ritenevano non abbastanza, finendo nei guai per i rimborsi a cui non avevano diritto. E la tesi del “così fan tutti” non vale, perché a forza di questo andazzo l’Italia si è fatta una pessima reputazione.

Ora la decisione passa alla Lega, una decisione che i cittadini stanno seguendo con estrema attenzione, in un momento in cui sempre più si percepisce che il maggiore guaio che strangola l’Italia è la corruzione, l’incapacità di avere al centro del proprio mandato politico l’interesse dei cittadini. 

In una parola il tradimento della politica. 

Giovanni Rossi © Riproduzione riservata