Venerdì 18 Ottobre 2019

Classifica delle scuole: per l’Omodeo niente “zona champions”, la Furlano non fa drammi

Un Omodeo che rimane decisamente in basso secondo la classifica degli istituti superiori italiani stilata con il progetto Eduscopio, finanziato dalla fondazione Agnelli e finalizzato ad aiutare nella scelta i genitori dei ragazzi che inizieranno la scuola superiore il prossimo anno. Tuttavia, secondo la preside dell’istituto Omodeo, Reda Maria Furlano, questi risultati sono decisamente da prendere con le pinze. “I dati raccolti sono sicuramente rilevanti ed attendibili – spiega infatti la dirigente – ma probabilmente la valutazione è da considerare in maniera più ampia perché la classifica si basa sull’operato degli ex studenti dell’istituto durante il primo anno nella nuova università”. Il piano coinvolge un progetto di ricerca svolto ogni anno da due ricercatori, i quali si sono preoccupati di osservare il comportamento di ogni studente in base alla sua attività scolastica durante il primo anno in ateneo. In base al numero dei crediti conseguiti, ad un indice che è il risultato dei crediti e della media degli esami sostenuti, e per finire secondo una percentuale data secondo la valutazione del percorso, ogni studente assume un punteggio che di conseguenza influisce sul punteggio attribuito alla scuola. I ragazzi coinvolti nei dati utilizzati per la classifica 2018 sono stati quelli che rispettivamente negli anni 2012/2013, 2013/2014 e 2014/2015 hanno frequentato il primo anno di università. “I risultati che sono emersi per gli indirizzi di tecnico e di linguistico sono abbastanza confortanti – spiega ancora la dirigente dell’istituto – quelli relativi al liceo scientifico invece non sono per niente lusinghieri, anzi”. Quali sono le cause di una simile caduta? “Innanzitutto, i dati a cui si fa riferimento per la classifica 2018 possiamo dire essere oramai vecchi, all’interno di un contesto che si modifica ogni giorno come quello scolastico – illustra la dirigente - Bisogna poi considerare sempre che il primo anno di università possono succedere tante cose uno studente può accorgersi che quella facoltà non fa per lui e cambiare, per esempio. Talvolta, a livello universitario la velocità dell’intero iter non va di pari passo con la loro media. Sicuramente questo ultimo aspetto potrebbe essere corretto con un buon metodo di studio imparato già al liceo, tuttavia occorre ricordare sempre che la scuola non deve ridursi unicamente ad una valutazione numerica”. Secondo la preside poi, anche la collocazione geografica potrebbe aver influito sulla valutazione dei risultati, perché scuole di piccole cittadine vengono messe a confronto con quelle delle grandi metropoli, che le superano nettamente per numero di alunni. “Davanti a riflessioni simili verrebbe da chiedersi qual è il ruolo della scuola – conclude Reda Maria Furlano – accettare solo studenti con un certo livello di preparazione e quindi concludere il percorso con risultati davvero elevati oppure dare la possibilità a tutti, studenti bravi e studenti con più difficoltà, di affrontare un percorso cercando di portare entrambe le categorie al massimo delle loro capacità? Certamente i risultati di una ricerca del genere non possono passare sotto silenzio ma al contrario, possono diventare un dato rilevante per trovare dei correttivi al sistema della nostra scuola. Non mi piace vedere la nostra scuola così in basso, prenderemo dei provvedimenti per far sì che dimostri quello che davvero vale”.  

Beatrice Mirimin © Riproduzione riservata