Venerdì 06 Dicembre 2019

Chiude il Pronto soccorso di notte. In un auditorium deserto i burocrati della sanità danno l’ultima mazzata a Mortara e alla Lomellina

Giovedì scorso, 17 maggio dalle 21, l’auditorium era quasi deserto, come se la chiusura notturna del pronto soccorso di Mortara non fosse un argomento abbastanza rilevante da mobilitare non solo i cittadini (lasciati fuori da qualsiasi processo di condivisione delle scelte, ma anche il mondo della politica locale che si è dimostrata per lo più assente, muta, inefficace. 

Così “l’eutanasia” del servizio è avvenuta esattamente come previsto da chi, ai vertici di Asst, è pagato anche per tagliare e razionalizzare i costi della sanità pavese. Senza se e senza ma, alla faccia dei bisogni espressi da chi, su un territorio vasto e caratterizzato da una rete stradale imbarazzante, ci abita. Ma c’è molto altro. Non solo dal primo giugno ci sarà la chiusura, dalle 18 alle 8, del punto di primo intervento di Mortara, ma il futuro prevede un ridimensionamento drastico dei servizi. Lo ha spiegato, senza troppi giri di parole nel corso dell’incontro pubblico di giovedì, Michele Brait (direttore generale di Asst Pavia). Se dovesse essere  applicato alla lettera il decreto ministeriale 70 del 2015, allora in provincia di Pavia ci dovrebbe essere un solo ospedale di secondo livello. Solo il San Matteo di Pavia rispetta il requisito di un bacino di utenza dal almeno 600mila abitanti,e strutture che attengono anche alle discipline più complesse. Invece i presidi ospedalieri di base, sempre secondo la norma del 2015, dovrebbero avere un bacino di utenza minimo di  80mila abitanti, devono essere dotati di pronto Soccorso e delle specialità: di medicina interna, chirurgia generale, ortopedia, anestesia. Evidentemente, secondo questi requisiti, il futuro dell’ospedale di Mortara è segnato.  

“Il pronto soccorso di Mortara – spiega il direttore Michele Brait – raggiunge solo 9mila accessi l’anno, un numero molto al di sotto dei 20mila richiesti dal decreto ministeriale 70. Curiamo le persone con grande impegno e professionalità nei limiti delle risorse che ci mettono a disposizione chi decide sopra la nostra testa. Inoltre, sempre nei limiti dei contesti burocratici imposti dalla politica, mettiamo in pratica le norme nazionali. A livello ragionale noi stiamo facendo un’applicazione morbida del decreto ministeriale 70 e la responsabilità di una mancata applicazione della legge ce l’ho io come direttore generale. Se qualcuno dovesse muore in un pronto soccorso che secondo il decreto ministeriale avrei dovuto chiudere è un  grave problema che ricade sulla mia persona e non su quelle che, anche stasera con parole anche simpaticamente condivisibili, si lamentano per le chiusure. Riteniamo che la struttura che mettiamo in campo come alternativa a queste chiusure sia assolutamente idonea a garantire la salute dei cittadini che ci sono stati affidati”. 


Luca Degrandi © Riproduzione riservata