Giovedì 20 Giugno 2019

Chi glielo fa fare? I soldi...

  • -
  • 22 Maggio 2019

Un mio amico raccontava che un suo cliente a fine lavoro gli dicesse la frase abituale: “Non so come ringraziarti”, cui lui una volta rispose con la sua schietta e disarmante sincerità “... I soldi sono fatti apposta”. Ecco, guardando la temperatura della sfida tra candidati sindaci, che sale in modo assolutamente incomprensibile, la risposta sembra la stessa, anche se la domanda cambia: “Ma chi glielo fa fare?”.

L’esercito variegato di pretendenti primi cittadini sembra avere in comune soltanto l’aspirazione a quello stipendio ghiotto, facile, se rapportato alla mancanza di reali responsabilità che i sindaci sfoggiano a ogni piccola difficoltà  e al fatto, non comune, che oggi avere incarichi di natura politico – amministrativa è l’unico caso in cui non esiste necessità di curriculum. 

Insomma, sembrano andare benone tutti.

Lo diciamo in termini statistici, perché è ovvio che nell’esercito di candidati ci sono anche persone che magari hanno anche a cuore le sorti del loro paese. 

Ma sono eccezioni, a nostro avviso. Pensiamo solo al caso delle liste civetta, cioè quelle liste fasulle, finte, fatte solo per tutelarsi dal fatto che la gente stufa della lista unica non vada a votare per le elezioni comunali e persino il candidato unico finisca trombato da... se stesso. 

Ora, se un candidato si propone per amministrare il suo paese come può pensare di creare una lista civetta per vincere anche se la gente non vota? Oppure l’unico scopo è quello di vincere, comunque, persino contro la protesta del non voto?

La nostra impressione, è sempre la stessa, di essere spesso, troppo spesso, al cospetto di personaggi a caccia di denaro, che si contendendono i poveri resti, la carcassa, della terra delle risaie, diventata la terra dei fanghi, dei roghi di rifiuti, degli elettrodotti pericolosi per la salute, dei camini che spargono polveri sottili più che a Milano, delle strade sfondate, dei treni che sono un disastro, degli uffici postali che chiudono, dei ponti inagibili e presto delle mega antennone del 5 G. 

E come dar loro torto? Il mondo della politica amministrativa oggi si basa solo sul denaro, i commenti degli amministratori sono solo basati sui soldi che mancano, su come trovarli, sui soldi che si cercano non si sa per fare cosa, dato che poi i sindaci si dichiarano impotenti a fare qualsiasi cosa: non possono arginare lo smaltimento di fanghi, non possono mettere a posto le strade, non possono limitare l’inquinamento dell’aria, non possono ottenere treni che partono, non possono impedire che arrivino antennone dagli effetti sconosciuti sulla salute dopo non aver impedito linee elettriche ad altissimo voltaggio, non possono tenere aperte scuole o poste, eccetera eccetera. 

La domanda è: ma i sindaco, secondo i sindaci, cosa possono fare? A parte una cosa: incassare il loro stipendio. Quello che è il frutto di quella lotta ora in atto, quella lotta che divide gente dello stesso paese, della stessa via, dello stesso cortile, divide fratelli, cugini, amici e colleghi. Divide per niente, perché ad ascoltare i programmi di questa valanga di liste civiche si fa fatica a distinguerle. 

A parte, è giusto sottolinearlo con chiarezza estrema, il caso di Robbio, dove l’intera lista di Gianni Cerutti ha già annunciato che rinuncerà allo stipendio del Comune. Ma scorrendo l’elenco di questo esercito si nota che ci sono iscritti allo stesso partito in liste che si contrappongono, verrebbe da dire, ma perché si contrappongono?. E la risposta è la solita: per lo stipendio. 

Insomma nella Lomellina dei micro comuni dove la spesa maggiore è quella di mantenere il municipio, nella Lomellina dei micro comuni in cui il sindaco non si sente responsabile di nulla, entrare in amministrazione significa avere un po’ si soldi per sbarcare il lunario, soldi pesanti se rapportati alla responsabilità dell’incarico e alla preparazione richiesta ai soggetti. Praticamente preparazione nulla. O meglio, che nulla non sarebbe, ma che nulla è considerata, perché il sindaco non ha mai responsabilità, nell’immaginario di tanti sindaci lomellini.

Che piaccia o no questa è “l’evoluzione” del panorama lomellino all’ombra dei camini, delle linee elettriche e delle antenne e antennone. 

E pensare che quando fu fondato il Cipal, dal grande sindaco Roberto Bianchi, nel 1967, 52 anni fa, lo scopo era quello di immaginare la Lomellina come un unico centro suddiviso in quartieri, cioè i vari paesi, in cui amministrare con lo spirito del “comune sentire”, cioè nell’interesse comune e non nella contrapposizione.

Poi è arrivato Roberto Robecchi e ha portato fuori Mortara dal sul suo consorzio, quel Roberto Robecchi benestante, ma che non ha mai accettato la proposta del suo assessore Fabio Farina di rifiutare o ridursi il suo ghiotto stipendio.

Già, ma ai tempi di Bianchi i sindaci avevano responsabilità, obiettivi, ideologie, il sindaco non era un mestiere e c’era almeno lo scopo principale del vantaggio dei cittadini. Oggi si fa davvero fatica a intuire iniziative portate avanti a vantaggio dei cittadini, basterebbe osservare proprio l’azione dei consorzi in agonia, con cordate intestine a gruppetti di personaggi che fingono appartenenze politiche di fantasia. Appartenenze che spiazzano persino gli esponenti dei partiti che finiscono coinvolti in fotografie con persone che neppure conoscono. 

Ma il gioco vale la candela, perché oggi trovare un lavoro, specie per personaggi senza né arte e né parte, è difficilissimo e per chi invece ha arte e parte un secondo stipendio non fa mai male. 


Giovanni Rossi © Riproduzione riservata