Giovedì 21 Marzo 2019

Cambiar si deve (e si può)

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  • 09 Gennaio 2019

Se è vero che per ripartire bisogna rimbalzare dopo aver toccato il fondo l’unica speranza di questo 2019 che inizia è che si sia arrivati all’atteso “rimbalzo”. Diventa difficile pensare che la Lomellina possa andare peggio di così, divorata da una crisi strutturale, dimenticata dalle istituzioni, incapace di proporre nulla di diverso dal proprio destino di discarica lombarda. 
Paesi che di spopolano mentre si sognano “prelibatezze”, servizi essenziali che svaniscono nel silenzio più totale.
Anche se il problema centrale resta l’ambiente. Discariche bruciate dolosamente, valanghe di fanghi smaltiti con criteri illegali, record di patologie gravi legate all’inquinamento, aria  irrespirabile, sono il panorama in cui annaspa un territorio che cerca con tutte le forze di non affrontare la realtà e di rifugiarsi in quadretti bucolici di comodo.
La Lomellina in nessun modo ha lavorato in un progetto di sviluppo compatibile con il suo territorio, ricco di acqua e di terreno fertile. A cominciare dall’agricoltura che da parecchi decenni cerca un assetto del tutto inadatto alle caratteristiche della Lomellina, un modello di agricoltura che insegue economie di scala che sacrificano il lavoro, le biodiversità, i valori tradizionali, per gettarsi in una competizione, senza alcuna prospettiva, con economie agricole di altri continenti, dalle Americhe all’Asia. Tranne poi vaneggiare su prospettive turistiche nella terra dei camini, dei fanghi e della raffineria.
L’ambiente è la prima battaglia che i lomellini, tutti, dovranno combattere, perché è impensabile l’aggressione del traffico pesante che oggi la Lomellina subisce per decisioni folli del passato, è impensabile che le aziende agricole debbano continuare a mordersi la coda per inseguire  prezzi sempre in discesa e costi in salita.
Una battaglia per l’ambiente che tocca ai cittadini, senza contrapposizioni politiche, dopo che le organizzazioni ambientaliste hanno dimostrato la loro incapacità a invertire una tendenza ormai trentennale e dopo che i comitati locali si sono dissanguati in analisi infinite come se cercassero più di convincere se stessi invece di perseguire obiettivi chiari. E gli obiettivi sono lo stop allo spandimento di fanghi in Lomellina, iniziative per limitare il traffico pesante (aver fatto un interporto a Mortara è stata una scelta assurda), la predisposizione di un piano rifiuti che annulli il pericolo di lotte intestine politiche (dal sapore vagamente malavitoso), lo stop all’importazione di rifiuti da altre regioni, un piano territoriale che metta al centro la qualità della vita dei cittadini, la predisposizione di un progetto di conversione dell’attività agricola verso forme di coltivazione integrata con l’obiettivo finale di sperimentare in Lomellina un progetto concreto di agricoltura biologica. E non di truffe verso il consumatore con false agricolture biologiche che di biologico non hanno nulla.
E i protagonisti di questo percorso, che non ha alternative, non possono che essere esponenti politici che smettano di considerare la politica come territorio di caccia per persone mediocri. 
Una battaglia per l’ambiente che tocca  i sindaci a cui stanno per cadere in testa i loro paesi. Perché oggi le strade dei paesi sono infestate da case – fantasma, disabitate e che nessuno vuole comprare, ma presto saranno i tetti a cedere e le strade sembreranno vie di paesi terremotati. 
I sindaci trovino coraggio e guardino in faccia alla realtàreale, smettano di appiccicarsi etichette politiche che non servono più a nulla se non a rincorrere qualche spicciolo che non arriverà mai. 
Nessun “rimbalzo” della Lomellina può avvenire senza che i progetti partano dal basso, cioè proprio dalle amministrazioni locali. Perché se qui crollano i ponti e nessuno fa niente è perché nessuno si accorge della differenza di una Lomellina con o senza ponti. Questa è la tragedia.
In altra parte del giornale annunciamo con orgoglio la nascita di un periodico autogestito dagli alunni dell’istituto Omodeo. 
Con orgoglio perché sono passati oltre 20 anni da quando il sottoscritto, nelle vesti di direttore dell’Informatore Lomellino, aveva tenuto a battesimo il primo “giornalino” dell’Omodeo, che allora era solo il liceo scientifico Omodeo. 
Si chiamava “After Hours”. 
Ma in giro oggi vediamo le stesse facce da politico di allora, la stessa mancanza di idee, le “sportellate” tra esponenti politici tristi che si azzuffano per annunciare il nulla del loro impegno politico.
Basta, se ne vadano, lascino ad altri lo spazio di provare a cambiare, cambiare come sta avvenendo, davvero, nel governo di Roma  che oggi non si occupa più di banche e multinazionali, ma di cittadini, di italiani. E non è un caso che contro questo atteso governo del cambiamento si mobilitino i nostalgici del passato vestiti da sindaco. Non è un caso che siano proprio i sindaci a opporsi con più vigore al cambiamento. Proprio come accade in Lomellina, dove nulla si vuole che cambi, dove a tutti sembra stare bene che chiudano i pronto soccorso, chiudano ponti, chiudano negozi, chiudano le ultime fabbriche, intanto che si sognano sapori e tradizioni inesistenti.
La Lomellina ha bisogno di forza, di unità di intenti, di persone serie che rispondano alle loro coscienze e non agli ordini di capetti locali incapaci e pasticcioni.
Qui si è già raschiato il barile, qui non funziona più nulla, qui la gente è divorata dalle malattie provocate da un dissennato uso di un territorio che era un patrimonio di civiltà e di laboriosità, distrutte per pochi spiccioli, per l’ignoranza totale verso il bene comune.
Lo stanno scoprendo i giovani, anche quelli che in un giornalino dell’Omodeo ripongono i grandi ideali di una vita migliore.
In questo 2019 se ne ricordino tutti i cittadini, se ne ricordino i genitori se guardano negli occhi i loro figli che non trovano risposte a mille domande. Se ne ricordino i nonni che oggi spesso con pensioni da miseria devono sostenere i bilanci famigliari di figli e nipoti. 
La Lomellina merita il nostro impegno di cittadini di passaggio in questo inizio 2019. 
Cambiare si può.

Giovanni Rossi © Riproduzione riservata