Domenica 17 Novembre 2019

Buona estate, anche se

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  • 31 Luglio 2019

Ma sì, l’estate ci ha ormai quasi stufato, ma come, si direbbe oggi, l’estate percepita inizia domani, con quel 1 agosto che è il giro di boa del calendario più atteso dei 12 mesi, e già siamo stufi!. Ma no, siano all’inizio della fine di quel periodo che da un anno aspettiamo per mille motivi, dalla possibilità di mettere in rete la foto con l’abbronzatura, il tatuaggio e la bocca atteggiata a forma di “culo di gallina”, come dice una nostra amica che mai lo farebbe, alla possibilità di realizzare quel progetto atteso da tempo, dalla mensola nuova per il bagno alla ristrutturazione della Vespa ferma da un secolo nel garage. 

Dunque buona estate.

Buona estate anche se forse ci saremmo aspettati di non essere ancora qui a parlare ogni giorno di rifiuti, croce e delizia di questa terra di piccoli centri.

 Piccoli centri dove ci resta solo il “rudo”. Parlare di rudo tra pro e contro di consorzi che si rinnovano aumentando la paghetta ai loro vertici, tra sacchetti di immondizia lanciati dal finestrino e armadi lasciati in libertà in aperta campagna. Una volta il delinquente abbandonava il cucciolo in autostrada, oggi lascia la ex cameretta del bambino su un argine di risaia.
Buona estate anche se non ci va giù  che le notti lomelline siano popolate da ubriachi e drogati che sfrecciano in auto, lasciando ai poveri normali solo la fortuna di non incontrarli. Non ci va giù che ci siano professioniste della gravidanza che ogni giorno rubano in un supermercato, vengano beccate e tornino a rubare.  E non ci va giù che ogni giorno le donne siano vittime di violenza senza che mai arrivi una condanna pubblica, esemplare, definitiva, senza dover aspettare quella Divina. 
Buona estate anche se siamo un po’ spaventati nel vedere tanti nuovi ospiti indesiderati della campagna lomellina che mai sono stati invitati ma che nessuno ha intenzione reale di mettere alla porta. Non solo nutrie, ma insetti come l’ifantria, uccelli come cormorani e ibis, o cacciatori subacquei come i temutissimi gamberi della Louisiana, che stanno sconvolgendo gli equilibri naturali della Lomellina. Basterebbe accorgersi di come il volgare e inarrestabile ibis stia sfrattando gli eleganti aironi. Un esercito di carri armati alle prese con l’agile cavalleria, un confronto ad armi dispari, a cui gli inetti amministratori del terzo millennio contrappongono la loro noncuranza. Ma basta, fate qualcosa! E invece prevale sempre la logica del “vediamo cosa succede”, che è il peggiore sinonimo del “Chissenefrega”, la parola d’ordine di chi dovrebbe invece decidere e fare.
Buona estate anche se la realtà lomellina viaggia con una gagliarda retromarcia inserita, con banche che chiudono, negozi che abbassano la saracinesca in continuazione, bar che diventano dei ricoveri diurni, vigili che si trasformano in telecamere. Ma come non abbiamo neppure più la “guardia” del paese? Ma come ci siamo ridotti?
Buona estate anche se le risaie soffrono, non solo per una calura anticipata, ma per un mondo del riso che è sballottato tra le tristemente note infestanti resistenti e l’interesse, inesistente, da parte degli acquirenti, le riserie. 
Le malerbe resistenti sarebbero quelle che sopravvivono baldanzosamente ai diserbanti, pochissimi, che ancora sono utilizzabili in risaia. E guarda caso sono proprio i diserbanti ancora sotto il cappello dei diritti registrati delle multinazionali, cioè quelli che costano come l’oro. Mentre quelli liberi di essere prodotti, e che costano meno, vengono sistematicamente vietati.
Invece il disinteresse delle riserie è quello che porta a ritardi epici nel ritiro del risone già acquistato dalle industrie e stoccato nelle aziende agricole. 
E mentre accade tutto questo le istituzioni del settore pensano a marchi di fantasia e a promozioni del riso italiano che fanno solo folclore o forse anche gli interessi della grande distribuzione. 
Buona estate anche se saremmo onorati che qualche sagra lomellina facesse la mosca bianca, cioè rendesse pubblico un rigoroso conteggio degli incassi e delle spese, evitando di far temere colorazioni  in “nero” in una manifestazione pubblica fatta per valorizzare un centro più o meno minore. (Ci piace ricordare qui che il nero lo pagano tutti i cittadini). Immaginiamo l’emozione di vedere affisso all’albo pretorio il bilancio delle varie associazioni che in Lomellina organizzano decine e decine di feste, sagre, anche con incassi a cinque zeri. Sarebbe giusto anche perché oggi i ristoranti, almeno per stragrandissima parte, fanno ricevuta fiscale e affrontano un mercato difficile, subendo la concorrenza sleale di chi sotto un tendone fa numeri enormi senza che neppure nello stesso paese si sappia che fine fa il denaro incassato.
Buona estate anche se ci piacerebbe non dover raccontare più di strane eredità che sono incagliate in diversi testamenti, magari fatti a tamburo battente, che si ribaltano l’uno con l’altro. Una specie di riedizioni di quel notissimo “Caso Mantica” che tanto clamore fece non solo a Mortara e di cui siamo convinti resteranno per sempre degli interrogativi. 
Buona estate anche se abbiamo scoperto che l’Italia è divisa in due anche a scuola e la metà degli studenti di Calabria e Sicilia, secondo le statistiche, in terza media non riesce a comprendere uno scritto in italiano, mentre la metà degli studenti promossi alla maturità, sempre in Calabria e Sicilia, ha una preparazione equivalente a quella della terza media. Ma via, basta! 
Come si può risolvere la secolare questione meridionale se non sono anche i meridionali ad aiutarsi un po’ a risolverla? Ma perché i professori non si rendono conto che promuovere un ignorante è certamente comodo, ma danneggia proprio la loro terra? 
Buona estate anche se ci piacerebbe almeno ogni tanto ascoltare notizie vere ai telegiornali. E invece niente. Ad esempio la cosiddetta Brexit, l’uscita dall’Europa della Gran Bretagna, chiesta, richiesta, votata con un referendum e confermata da recenti elezioni che hanno visto il partito della Brexit vincere alla grande e il capo del partito della Brexit essere eletto primo ministro. Mentre da noi telegiornaloni della Rai, di Mediaset e di Sky continuano a raccontarci che che in Gran Bretagna vogliono rifare il referendum, che fanno manifestazioni per restare a braccetto di Macron e della Merkel e altre balle colossali. Che questi commedianti che sognano una Gran Bretagna che non esiste vadano a leggersi qualche libro di storia e provino a ricordarsi che nessuno nel Regno Unito metterebbe in discussione un voto popolare. Un voto popolare come quello che ha messo Macron in minoranza in Francia. Già, l’unico europeista ad ogni costo ha perso le elezioni e riesce a fare finta di niente! 
Buona estate anche se in questa estate dovremo ascoltare la musica che diventa messaggio politico, tipo quella dei cantanti creati apposta in chiave anti – Salvini. Musicanti dal nome o dall’etnia nord africana, che intonano musiche più o meno arabeggianti, che vengono proposti in modo ossessivo dalle emittenti radiofoniche maggiori, quelle di proprietà dei gruppi finanziari rimasti orfani dei bei tempi in cui si prestava a chiunque il 90 per cento dei soldi necessari ad acquistare una casa. Tranne poi vedere le banche sulle montagne russe. 
Come funziona la promozione dei cantanti anti – Salvini? Semplicissimo. Le radio passano a ritmo ossessionante i cosiddetti rapper selezionati in chiave politica, cioè che rappresentano dei simulacri del popolo dei barconi. Facendo ascoltare decine e decine di volte al giorno le canzoni è inevitabile che tali cantanti (si fa per dire) diventino “famosi”.
A questo punto le radio fanno una classifica delle canzoni più trasmesse dalla radio stessa, cioè mettono in testa alla classifica fatta da loro chi vogliono loro. Ovvio che gli ascoltatori ...ascoltino e basta, senza farsi troppe domande.  Magari si fanno cantare anche questi perfetti sconosciuti con nomi famosi della musica “vera”.
Il risultato ultimo è che così succede che la musica muore e che le note diventino un evidente strumento di propaganda. Il bello è che  poi questi commedianti fingono di rimpiangere le radio libere degli anni ‘70, quelle che davvero cantavano la pace e la libertà. Oggi cantano “Me la sto facendo sotto”. 
Ma dove siamo finiti?
Buona estate anche se dovremo vivere un’estate in cui ogni giorno ci sarà raccontato che ci aspetta un autunno difficile. Come se ci fosse mai stato un autunno facile negli ultimi 20 anni!
Di certo sarà una buona estate per chi saprà ricordarsi che ogni estate poi, fortunatamente, passa.
Giovanni Rossi © Riproduzione riservata