Mercoledì 12 Dicembre 2018

Breme, in campagna un ricercatore 30enne scopre il rudere di ponte con due palle di cannone

Sul ponte da quasi 400 anni sono ancora incastonate due palle di cannone, l’unica cosa che resta di una fortezza ritenuta imprendibile. 
Per questo alcuni lo chiamano “il ponte della palla”, ma molti altri invece ne ignorano l’esistenza. La ricerca, effettuata a Breme dallo storico locale Simone Tabarini, riporta alla luce un manufatto singolarissimo e quasi dimenticato. Il ponte si trova nelle campagne bremesi verso Sartirana, percorrendo via Trinità e il 30enne vigevanese lo ha “scoperto” consultando i pochi anziani del paese che, ancora, ne serbano memoria.  
“Quando nel 1635 gran parte del territorio fu conquistata dai francesi – spiega il blogger, curatore della pagina Facebook “Storie di Lomellina” – questi ultimi edificarono nei dintorni di Breme una fortezza pentagonale, ritenuta inespugnabile. Gli spagnoli, che cercavano in ogni modo di recuperare i possedimenti persi, la attaccarono tre anni dopo, il 15 marzo 1638. Il loro esercito era comandato da Diego Felipe de Guzmán”. Gli iberici erano dotati di cannoni con palle di ferro e pietra, e in sole due settimane riuscirono a penetrare nel forte e a mettere in fuga i mille cavalieri francesi asserragliati. Nel 1646 gli stessi spagnoli decisero di abbattere quella fortezza: richiedeva una grande manutenzione e, soprattutto, non serviva più. Alcune carte d’epoca, dove il paese era chiamato “Bremme”, mostrano la fortezza a cinque punte. 
“Dell’edificio – prosegue Simone Tabarini – rimane un tunnel che, si dice, passi sotto Breme e il ponte, dove sono incastonate due palle di cannone. Sul lato sinistro è di roccia, sul lato destro di ferro, in buono stato, conservata dentro una croce di metallo. Perché sono state messe lì? Probabilmente durante la costruzione del ponte, in epoca molto posteriore, qualcuno ha trovato le palle e le ha messe lì per ricordare il punto da dove gli spagnoli sparavano”. 
Un luogo unico, quasi del tutto sconosciuto, chiamato “al pont’ dal bala”, anche se le palle sono due.

Davide Maniaci © Riproduzione riservata