Lunedì 28 Settembre 2020

Aurora Galli, stella bianconera in “rosa” nel segno di Zanetti

Galli, maglia numero 4, sguardo deciso e combattente. Gioca ogni partita col cuore perché il calcio è la sua vita. Classe anagrafica 1996, classe in campo da vendere. Aurora Galli, per gli amici Yaya, si è fatta notare già da giovanissima nel mondo del calcio femminile. Ha solcato alcuni dei campi più prestigiosi con la maglia della Nazionale Italiana under 17, poi under 19, under 23 e infine in prima squadra. Spesso anche da capitano, perché il suo carisma ha sempre coinvolto anche le compagne. Sempre maglia numero 4. Senza montarsi la testa ma tenendo ben saldi i piedi a terra in un movimento così frenetico per la corsa che sembra quasi in volo. Una scelta particolare per una ragazza quella di lanciarsi in uno sport forse etichettato più come “maschile”. Ma quando quello sport insiste per diventare la tua vita non c’è pregiudizio che tenga. “Avevo 4 anni – ci racconta Aurora Galli – quando per la prima volta sono entrata a contatto con il calcio. Ancora non sapevo che mi avrebbe cambiato la vita. Ma subito ho sentito una particolare attrazione, quel pallone, allora calciato da mio fratello, che esercitava con me una forza simile a una calamita. Ed è così che ho iniziato a giocare nella Pro Vigevano, insieme ai maschietti perché non c’era ancora una squadra femminile. I miei genitori mi hanno fin da subito sostenuta e incoraggiata. Sono stati i miei primi fan sugli spalti del campo di Vigevano che allora mi sembrava così grande. Ancora adesso mi capita a volte di sentire il bisogno di tornare a casa. La mia famiglia mi infonde forza e sicurezza e mi incoraggia, come sempre ha fatto, ad andare avanti e ad affrontare ogni ostacolo a testa alta”. Un inizio di carriera nelle squadre maschili, un campo di battaglia per la giovane calciatrice che non aveva alcuna intenzione di farsi sopraffare dal sesso opposto. Temibile per qualsiasi avversario, centrocampista tutta d’un pezzo. Talento da coltivare. Questo deve aver pensato la procuratrice dell’Inter femminile che, dopo aver visto una giovanissima Aurora Galli giocare in una partita a Garlasco, si è imposta per averla nella sua squadra. “Ovviamente ho subito accettato – commenta Aurora Galli – e ancora una volta i miei genitori mi hanno supportata. Con l’Inter femminile ho raggiunto la promozione in serie A e a 15 anni ho deciso di prendere il volo. Letteralmente, visto che sono salita sull’aereo che mi ha portato a Porto Torres, in Sardegna, dove ho giocato per due anni con la Torres femminile. E nel mio palmares ho aggiunto la prima vittoria alla Super Coppa italiana”. Nell’estate 2017 una novità per la calciatrice che si è trovata faccia a faccia con un’occasione alla quale non ha potuto rifiutare. “Ero a Coverciano con la Nazionale italiana – continua Aurora Galli – quando ho ricevuto la telefonata di mister Rita Guarino. Mi ha proposto di entrare nel progetto del club Juventus Women e io non ho esitato un attimo. Lo ammetto, sono sempre stata interista e il numero che porto sulla maglia è stato scelto in onore di Zanetti, ma la Juventus è la migliore società italiana in fatto di calcio femminile”. Ancora una volta Aurora Galli si è trovata a preparare la valigia per un viaggio che l’avrebbe portata lontano da casa, questa volta verso Torino. Ha affittato un appartamento insieme a una compagna di squadra ma non ha avuto problemi ad andare a vivere da sola, abituata ormai da quando era ancora minorenne. “Lo stipendio di una calciatrice non è alto come è per esempio quello di un calciatore maschio allo stesso livello – continua la Galli – ma l’impegno è comunque pari. Ogni pomeriggio, dalle 14.30 alle 19 circa siamo impegnate con gli allenamenti, le sedute di fisioterapia e le lezioni tecniche. Non perdiamo di vista l’obiettivo neanche per un attimo. Ma questo per me è un gran vantaggio perché a stare senza il pallone soffro. Per fortuna tra club e Nazionale questa separazione capita forse una settimana all’anno. Altrimenti mi diagnosticherebbero una sindrome di abbandono da calcio”.

 

Michela Poni © Riproduzione riservata