Lunedì 28 Settembre 2020

Armi e droga, quattro arresti e una denuncia

L'operazione dei carabinieri di Vigevano con l'ausilio degli elicotteri del Nucleo di Orio al Serio

Una complessa e articolata attività di indagine, effettuata con tradizionali tecniche investigative e impreziosita dall’ausilio di strumentazioni tecniche, iniziata subito dopo la “spedizione punitiva” messa in atto lo scorso 20 settembre a Confienza nei confronti di P.G., classe 1969, ha fornito ai carabinieri della compagnia di Vigevano determinanti prove che hanno portato lo scorso 28 gennaio all’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere del Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Pavia, Carlo Pasta, per i reati di tentato omicidio pluriaggravato in concorso e porto abusivo di armi, a cui si sta dando esecuzione dalle 6 di questa mattina nei confronti di 4 soggetti, tutti residenti a Confienza.

I destinatari, P.M., classe 1979, M.G., classe 1987, P.M.M., classe 1980 e R.G., classe 1979, sono stati già rintracciati presso i loro rispettivi domicili e, al termine delle perquisizioni tutt’ora in atto, verranno trasferiti presso la casa Circondariale di Pavia.

Inoltre è stata deferita in stato di libertà R.C., classe 1961, sempre residente a Confienza.

All’esecuzione, che sta impegnando circa 50 militari e quasi 20 automezzi dell’Arma, stanno partecipando anche il Nucleo Elicotteri e il Nucleo Cinofili dei Carabinieri di Orio al Serio e il Nucleo Cinofili dei Carabinieri di Casatenovo, in provincia di Lecco.

La spedizione punitiva dello scorso settembre degli arrestati era nata con l’intento di zittire la vittima, ritenuta “infame” per aver fatto alcune dichiarazioni su di loro, con i quali si era reso compartecipe nel passato di alcune attività illegali legate alla droga. Per fare questo non hanno esitato ad organizzare una spedizione punitiva presso il domicilio della vittima agli arresti domiciliari a Confienza, in cinque, in pieno giorno, a bordo di due veicoli, armati di pistola e mazze da baseball in alluminio e legno, massacrandolo sino a cagionargli lesioni, che lo portavano ad una prima prognosi riservata, e tentando di finirlo con un colpo di arma da fuoco, evento poi non verificatosi per l’intervento della madre di uno dei componenti che occultava l’arma ed ordinava al gruppo di non terminare l’azione delittuosa.

Gli arrestati, tutti italiani ben radicati sul territorio lomellino nonostante le origini piemontesi e calabresi, negli ultimi anni erano stati in grado di ingenerare nel quotidiano sociale di quella piccola comunità un clima omertoso di insicurezza e paura che ha creato l’humus perfetto per le loro attività illegali. Durante le perquisizioni sono già stati rinvenuti una pisola illegalmente detenuta Tanfoglio 9X21, munizioni varie, 50 grammi di cocaina, 15 grammi di Marjuana e quanto necessario per il confezionamento delle dosi, nonché somme di denaro provento di attività di spaccio, per questo sono attualmente sotto esame le posizioni di altri soggetti. Per giunta, in una delle abitazioni è stata rinvenuta una immagine su tessuto della Madonna della Montagna di Polsi a cui la Ndrangheta è devotissima.


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