Sabato 07 Dicembre 2019

Antenne 5G: Abbà chiede lo stop

Gli effetti della tecnologia 5G sull’uomo? Si sapranno tra qualche anno, basterà osservare cosa è successo ai lomellini, trattati come se fossero cavie. Oppure ci si può opporre. Come sta facendo Giuseppe Abbà, esponente della minoranza in consiglio comunale, che ha presentato una mozione per fermare l’installazione delle super antenne per la trasmissione veloce dei dati.

“Il consiglio comunale di Mortara – sostiene infatti il rappresentante della sinistra locale - dovrebbe aderire alla presa di posizione di quel nutrito gruppo di cittadini che chiede al Governo italiano di effettuare una moratoria per fermare la sperimentazione 5G su tutto il territorio nazionale. Inoltre è necessario evitare di  innalzare i valori limiti di legge della soglia di irradiazione elettromagnetica. Chiedo inoltre ai sindaci interessati a tale sperimentazione, o che potrebbero essere interessati in futuro, di adottare un provvedimento (ordinanza o altro) per far sospendere la sperimentazione del 5G sul territorio amministrato allo scopo di avere certezze scientifiche nel nome del principio di precauzione e del diritto costituzionale alla salute da parte dei cittadini”. La sperimentazione della tecnologia 5G nella provincia di Pavia è il frutto o di un’asta per assegnare i blocchi di frequenza del valore di miliardi di euro da parte delle principali compagnie telefoniche. Gli interessi in gioco sono enormi. Piccolo o piccolissimi sono invece gli enti locali scelti per collocare le “super antenne”. Una scelta certamente non casuale. In Lomellina, per ora, il 5G sarà installato a Cergnago e a Rosasco. Le potenti antenne aumenteranno grandemente le emissioni elettromagnetiche già così diffuse. “La Lomellina, oltre che dall’inquinamento elettromagnetico, - continua Giuseppe Abbà - è già pesantemente colpita da criticità ambientali: inceneritori, fanghi sparsi per il 25 per cento della produzione nazionale, centrali a cippato, discariche ed incendi. Nessuna informazione è stata data ai cittadini e, a quanto pare, neanche alle amministrazioni locali, relativa alle radiazioni elettromagnetiche considerate da molti studi indipendenti pericolose per la salute”. Eppure alcune sperimentazioni sui topi hanno già portato ad alcuni risultati. 

Ne parla l’esperto Agostino Di Claudia, esponente di Isde, associazione medici per l’ambiente. “La fase ora in corso dell’implementazione del 5G - spiega il dottore - prevede, prima di arrivare all’utilizzo di frequenze superiori a 20GHz (probabilmente entro il prossimo anno), l’utilizzo nell’infrastruttura 5G delle frequenze 2.6 GHz e 3.7 GHz. Non siamo ratti ma il nostro sistema nervoso è funzionalmente molto simile al loro, pur essendo molto più complesso. L’area encefalica sulla quale sono stati dimostrati gli effetti è la stessa sulla quale agiscono, soprattutto nei bambini, molti pesticidi e, in parte, l’inquinamento atmosferico, generando una potenziale sinergia negativa e estremamente preoccupante. Il rischio è quello di ridurre le capacità intellettive che consentirebbero alle future generazioni di risolvere i problemi che noi li stiamo causando. Come i ratti di questo studio non potremo scappare dalle nostre gabbie per evitare l’esposizione, considerata la capillare proliferazione di microripetitori e l’obiettivo del milione di devices connessi al 5G per ogni chilometro quadrato. C’è la possibilità che queste siano solo inutili e orrende fantasie allarmistiche anche se, purtroppo, basate su solide evidenze scientifiche. Il problema è che non ci sarà la possibilità di verificarle o smentirle perché l’implementazione è già in atto”. 

Questo è ciò che si chiede: non una crociata contro il 5G ma, semplicemente, la possibilità di tutelare  al meglio la salute pubblica in termini di monitoraggio, di riduzione delle esposizioni, di tutela delle fasce più vulnerabili della popolazione, di rispetto delle evidenze scientifiche disponibili.

Luca Degrandi © Riproduzione riservata