Domenica 17 Novembre 2019

Ambiente, se la Lega si muove...

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  • 10 Luglio 2019

La proposta di Marco Maggioni, parlamentare lomellino della Lega, per un marchio che indichi il riso coltivato senza uso di fanghi, è un fatto di grande importanza, non solo in ambito locale. Anche sul piano politico. Per la prima volta la Lega scende in campo sul problema gravissimo dell’ambiente, quello che interessa gli abitanti di tutto il pianeta.

E per la prima volta arriva una proposta seria per l’agricoltura locale, dopo le commedie di marchi e finti marchi che servono solo a “fare del cinema”.

Per prima cosa la proposta di Maggioni è concreta, pratica e immediatamente applicabile, perché esiste una completa mappatura delle aziende agricole che hanno smaltito fanghi sui loro terreni ed è immediato che il risone coltivato su questi terreni sia presentato semplicemente per quello che è.

Vale a dire riso coltivato usando come fertilizzante rifiuti di cui non si conosce praticamente nulla, data l’assenza (in termini statistici) di controlli. Non è un’opinione giornalistica, ma è quanto dichiarato ufficialmente e pubblicamente da “addetti ai lavori”. Ci basti ricordare Alberto Lasagna, già assessore provinciale, oltre che ingegnere.

Ed è quanto trasmessonella trasmissione “Indovina chi viene a cena”, sulla rai, ambientata però a Brescia, dove lo smaltimento di fanghi è quasi irrisorio.

Nella proposta di Maggioni non si criminalizza nessuno, non si vieta nulla, ma si offre al consumatore un minimo, dicasi minimo, di informazione su quello che si mette nel piatto.  Che poi il riso prenda due canali diversi nella commercializzazione è un problema di banale soluzione, visto ciò accade per tutti i prodotti che sono, almeno in parte, tutelati da marchi. Pensiamo solo ai vini, che sono o non sono Docg, Igp, eccetera.

Sul piano politico la proposta di Marco Maggioni, che non a caso arriva da una Lomellina devastata sul piano ambientale dal problema rifiuti, segna una svolta epocale per la Lega, che in passato non ha certo dimostrato sensibilità sul piano dell’ambiente. Anzi, soprattutto a livello di amministratori locali è evidente la fuga precipitosa di sindaci e assessori appena si parla di dover minimamente tutelare il rispetto dell’aspettativa di salute dei cittadini. Si pensi al rogo di Bertè, a Mortara, e a cosa è stato fatto dopo: nulla.

E così se sul piano locale gli amministratori leghisti scappano come lepri appena si parla di ambiente (oppure fanno come l’ex sindaco Fabio Lambri che si occupa di collocare fanghi), su quello nazionale la Lega è sempre parsa ancorata a quel concetto di “per guadagnare bisogna disfare l’ambiente” che è stata la strategia del berlusconismo, quando chiunque esprimesse dubbi sull’impatto ambientale veniva spernacchiato come sostenitore del “no”, contro quel “sì” che era lo slogan di chi voleva fare soldi.

In realtà un vezzo non solo italico, ma sta di fatto che tutto questo ha portato il pianeta al disastro, con uno sfascio ambientale difficilmente reversibile.

Dunque Marco Maggioni risolverà il problema dell’umanità? Ma no, però il fatto che si faccia largo una proposta che dimostra sensibilità su un tema ambientale da un parlamentare leghista è estremamente importante, stanti i silenzi che invece si contrappongono a livello regionale, dove il governo Lega – Forza Italia sembra non essersi ancora accorto di nulla e va avanti proponendo cantieri di fantasia ovunque e norme liberaleggianti o di difficile applicazione ogni volta che, invece, andrebbero fissati dei paletti.

Il cammino verso una battaglia per la difesa di quello che resta del pianeta impone invece un minimo di consapevolezza sul fatto che per rispettare l’ambiente si dovranno fare rinunce. Rinunce soprattutto a quello stile di vita capitalistico che in pochi anni ha distrutto il tessuto connettivo della Lombardia, intesa come regione ricca da sempre di un ingrediente indispensabile: l’attaccamento al territorio. Dovrebbero rendersene conto soprattutto assessori e ministro all’agricoltura, perché oggi il vero “sapore” che tutti cercano nel cibo si chiama salubrità e non c’è nulla di più antistorico della snervante aspettativa su cuochi e cuochini impegnati a cuocere schifezze di cui non si conosce in alcun modo l’origine. Basterebbe che assessori e ministro provassero a guardare i banchi dei centri commerciali che espongono marchi di salubrità, come il biologico, per rendersi conto che l’agricoltura deve uscire, per forza, guardare oltre, verso un cibo sano che sia presupposto di consapevolezza ambientale. 

Ma non basta, perché un’agricoltura pulita e salubre sarà una importante opportunità di sviluppo e di lavoro, probabilmente l’unica possibilità di sviluppo e di lavoro in una economia che non potrà guardare alla crescita dei consumi come obiettivo prioritario. 

Per tutto questo Marco Maggioni ha dimostrato di saper guardare avanti.


Giovanni Rossi © Riproduzione riservata