Martedì 21 Maggio 2019

Allarme treni - bomba: protesta inviata in prefettura

  • Mede
  • 08 Marzo 2019

Il pericolo più grande per la sicurezza dei medesi è costituito dai mezzi che arrivano dalla raffineria Eni di Sannazzaro e lambiscono la città, soprattutto su rotaia. 

Un problema che è stato più volte segnalato in Prefettura ed evidenziato anche martedì scorso nella sala Pertini del municipio, durante la presentazione ai medesi del nuovo Piano di emergenza comunale. Verrà poi votato e approvato nel prossimo consiglio, quasi sicuramente a fine marzo. Ma per adesso non c’è soluzione. Il Comune non può, ovviamente, impedire il passaggio dei convogli né controllarli, ma limitarsi a coordinare i soccorsi e offrire luoghi di emergenza dopo l’eventuale disastro. L’unica soluzione è il Prefetto, al quale l’amministrazione comunale si è rivolta.

“I convogli che arrivano da Sannazzaro sulla ferrovia, diretti a nord – hanno aggiunto dall’amministrazione – trasportano materiale estremamente pericoloso. Inoltre i binari in un grande tratto a Mede corrono vicino alle case. L’incidente di ottobre col treno andato in fiamme, fortunatamente gestito e spento subito dalla bravura dei vigili del fuoco, dimostra quanto questa situazione sia rischiosa”. 

I pompieri, per poter arrivare il più velocemente possibile alla ferrovia e domare il rogo, erano infatti passati dal cortile dell’abitazione di una signora, tagliando la rete. Lo stesso sindaco Giorgio Guardamagna, l’indomani, aveva parlato di “una possibile nuova Viareggio”. 

“Noi, dopo la nostra protesta formale in Prefettura – concludono dall’amministrazione comunale – stiamo aspettando risposte, se c’è l’intenzione di fare qualcosa. Come è scritto nel nostro Piano di emergenza comunale, noi possiamo offrire la palestra come punto di raccolta in caso di catastrofi varie, adatta anche al pernottamento, e il trasporto in ospedale. Ma da noi terremoti o inondazioni sono poco probabili, il problema sono quei treni. Possiamo, in altre parole, ospitare la gente dopo l’incendio, non impedire che bruci”. 

Da dopo l’incendio di ottobre, i treni viaggiano a passo d’uomo per tutto il tratto medese, impiegandoci mezz’ora dal passaggio a livello di Lomello a quello di Castellaro. Vuol dire, per dieci volte al giorno, il passaggio livello chiuso 30 minuti sì e 30 no. Ma forse le code infinite sono il minore dei mali.

Altri pericoli di minore entità, anche grazie alle misure di sicurezza all’avanguardia, riguardano due ditte del paese specializzate in medicinali e in fitofarmaci. 

Un rischio potenziale e remoto, non “imminente” come quello dei treni merci. Proprio i singoli Comuni sono i responsabili del monitoraggio delle situazioni di pericolo e di predisporre dei piani per fronteggiarli.

Davide Maniaci © Riproduzione riservata