Lunedì 22 Aprile 2019

Abbasso il governo Conte!

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  • 30 Gennaio 2019

Caro direttore, oggi vorrei parlare un po’ di giornali. E’ di moda. Ne parla Trump, che li ha divisi in buoni e cattivi. Il biondone germano - americano, deve essere stato uno di quelli che andava sempre alla lavagna per scrivere i nomi dei buoni e dei cattivi, su ordine della maestra, momentaneamente allontanatasi dall’aula; potere allo stato puro. Anche lei, caro direttore, parla spesso  di  Debenedetti con i suoi giornaloni e tutta la galassia di giornalini e di settimanali. Oggi, io vorrei parlare del suo settimanale che acquisto sempre e che leggo attentamente. In sintesi, non le pare di essere un po’ schierato a favore del  governo del “cambiamento”?  Lei forse mi dirà che anche i giornali anglo sassoni e americani degli “editori puri” hanno una linea a volte filo governativa e a volte no; però, in genere, non raccontano balle o “ fake news” per dirla alla Trump. 

Sul suo giornale invece qualche inesattezza è sfuggita; forse chi scrive, a volte non è ben informato e gli  scappa qualche errore, a onor del vero, un po’ di comodo. Qualche esempio. Dopo la formazione del governo Conte, sul numero del 25 luglio dello scorso anno, T. Nello spara a zero contro Tito Boeri. Dice tante cose; spara su tutti i giornali, in modo un po’ acritico.  Ognuno può esprimere le proprie opinioni. E’ evidente che a T. Nello il T. Boeri non piace e, nella foga, gli scappa qualche refuso: “Il kamikaze Boeri  invece di tenere sponda a Renzi e alla Fornero dovrebbe preoccuparsi di fare in modo che i lavori disumani e pericolosi smettano di esistere e di mieter vittime, perché il diritto a non morire sul posto di lavoro, sarebbe di competenza soprattutto del presidente dell’INPS”. Ora Boeri sponda di Renzi e Fornero è una opinione. Il ruolo dell’INPS e del suo direttore invece non ha niente a che fare con la prevenzione infortuni che, è sempre obbligo del datore di lavoro. Questo lo dice la Costituzione, e tutte le leggi che sono venute dopo fino ad arrivare al testo unico, il DLgs 81/08. Lasciamo stare il T.Nello, a lui non piacciono i Boeri, intesi come economisti, presidenti dell’INPS. Veniamo ora alla rubrica “Il sottopancia”. Nel numero del 16 gennaio leggo che “La TAV della val di Susa è stata anche sottoposta, per la prima volta, ad un calcolo tra costi e benefici….”. Questa analisi per calcolare il rapporto fra i costi dell’opera ed i benefici attesi dalla medesima, disposta dal Toninelli é… l’ottava. Si, le sette precedenti analisi sono state commissionate da precedenti governi e presidenti di regione. Allora mi è venuto  un dubbio: perché hanno fatto così tante analisi. Se si tratta di  “un calcolo fra costi e benefici”, il risultato dovrebbe essere unico. Nei casi più difficili vado dal nonno che è un grande calcolatore e anche un po’ tirchio; dopo aver “masà l’pursè” fa sempre i conti. Quanto “il nimal” ha reso in salami, pancette, coppa (la” bundiole”) ecc. ecc. e quanto gli è costato in mangime, norcino, varie ed eventuali. Dopo i costi passa ai benefici. Qui l’affare si complica. Ad esempio non è più tanto vero che “del maiale non si butta via niente” . Il nonno usa ancora un po’ di lardo quando fa il risotto, ma la maggior parte la regala: la fa buttare da altri perché il buttare cibo, è per lui una cosa contro natura. Alla fine però conclude che i suoi salami sono i più genuini e i più  buoni di tutti, soprattutto  con poco sale, con stagionatura lenta e giusta, nella sua cantina interrata, periodicamente puliti ; i benefici del fai da te  per lui sono altissimi. Uno per tutti: il poco sale  per lui vale l’ottanta per cento. In primavera comprerà un maialino nuovo.

Quindi, se i costi sono abbastanza facili da prevedere, i benefici sono opinabili; anche per il TAV; che valore si può dare al beneficio che  la linea del treno della discordia diminuirà il trasporto su gomma perché le nuove gallerie saranno fatte, secondo gli standard europei, adatte a consentire il trasporto di camion sui vagoni ferroviari? Che valore si può dare al risparmio di energia, effetto della minore pendenza della galleria di base, meno ripida di quella attuale voluta da… Cavour.  L’obiettivo, cui mirano  Toninelli e i suoi, è salvare un po’ la faccia fino alle elezioni europee. Poi chi andrà a vedere i conti consuntivati, dopo il taglio del nastro del TAV? Chi potrà dire se le cosiddette nuove modifiche al risparmio ci hanno effettivamente fatto risparmiare. 

Caro direttore la saluto con un buon anno: si rassegni cambiamento ce n’è ben poco, purtroppo: vertici e fiducie anche su leggi lette da nessuno. Buon anno. 

Capitan Nemo


Egregio Capitano, cerco di aiutarla nel modo più sintetico, altrimenti lei scappa e si rifugia in storielle un po’ stupidine su suo nonno.

1) Lei dice: “Il ruolo dell’INPS e del suo direttore invece non ha niente a che fare con la prevenzione infortuni”, e per questo dice che il mio giornale racconta balle. Anzitutto direi che Tito Boeri è il presidente e non il direttore dell’Inps. In verità il mio giornale si è occupato del problema gravissimo dell’aumento delle morti sul lavoro in Italia, in un dibattito nazionale che spero lei ricordi. Il dato preoccupante è che molti infortuni gravi o mortali riguardano anziani che devono fare lavori non più adatti a loro in quanto non ancora in età pensionabile. Anziani significa minore capacità di concentrazione, minori riflessi e soprattutto minore mobilità. Cercare di prolungare sempre più i pensionamenti, come hanno fatto i governi del passato e come vuole Tito Boeri, è un atteggiamento colpevole. Che diventa criminale se un lavoratore anziano muore sul lavoro. Se a lei non interessa non se la prenda con L’Informatore. 

2) Sul Treno alta velocità lei scrive: “Questa analisi per calcolare il rapporto fra i costi dell’opera ed i benefici attesi dalla medesima, disposta dal Toninelli é… l’ottava”. Guardi io non sono al corrente di precedenti studi su costi e benefici commissionati a organismi indipendenti. E mi pare che neppure lei lo sappia. Io ribadisco che quello del ministro Toninelli è il primo studio costi benefici affidato a tecnici indipendenti e che guardano costi e benefici di chi paga l’opera, cioè i cittadini. Le voglio ricordare che il progetto Tav nacque nel 1989, in un panorama economico estremamente diverso dall’attuale, cioè prima che la crisi provocata dalla finanza dissanguasse il mondo. Aggiungo che il Tav Torino – Lione doveva collegarsi alla linea del mitico “Corridoio 5”, Lisbona – Kiev. Ma il progetto della linea  Lisbona – Kiev è stato soppresso. E questo di fatto annulla ogni significato del Tav.

Lei a sostegno del Tav porta le  due argomentazioni più ridicole che mai io abbia sentito. La prima: lei dice che “diminuirà il trasporto su gomma perché le nuove gallerie saranno fatte, secondo gli standard europei, adatte a consentire il trasporto di camion sui vagoni ferroviari”. Ma davvero? Ma è sicuro che per portare dei container si debba portare in giro tutto il camion? Ma non è che è una sua idea che le è venuta mentre si ingozzava di salami e bonarda? A me risulta che abbiano inventato apposta i container per spostare le merci sui treni e che poi i container, nei centri che fanno logistica, passino dai treni ai camion per arrivare alle destinazioni. Mettendo anche i camion (e mi immagino gli autisti) sui treni si dovrebbe spostare il doppio del peso e del volume delle merci, con l’evidente raddoppio dei costi. E del numero dei treni per spostare le merci. A me pare davvero una idiozia. Se c’è chi pensa stupidate del genere la prego, lo faccia smettere subito.

La sua seconda argomentazione invece è peggio. Lei scrive: “Che valore si può dare al risparmio di energia, effetto della minore pendenza della galleria di base, meno ripida di quella attuale...?”. Beh, se una galleria è un pochino in pendenza (come le gallerie in tutto il mondo) l’energia una volta si consuma e una volta si recupera, perché ho la ferma speranza che i treni che si usano per spostare merci vadano nei due sensi di marcia. Oppure lei dice che i treni che vanno in Francio poi li buttano via, oppure li riportano in Italia sulle macchine della polizia, come fanno i francesi con gli immigrati? Dai Capitano, la smetta, faccia il serio!

In realtà invece la novità assoluta dell’analisi costi – benefici voluta dal ministro Toninelli è quella che mette al centro i cittadini. Cioè se conviene ai cittadini dare la priorità a un’opera come il Tav o se esistono altre priorità. 

Vede Capitano vada una mattina a vedere i volti di chi per andare da Mortara a Pavia (32 chilometri circa) ci mette 45 minuti in treno. Vada in stazione a parlare con chi non sa neppure se arriverà il treno da Mortara a Milano. Vada a raccontare ai pendolari che viaggiano come bestie che lei vuole il Tav per far godere le imprese. Vada a vedere i ponti di Casei Gerola e della Becca, che sono nella lista nera del ministero, giri per la Lomellina costellata di ponti chiusi o pericolanti e strade distrutte dai buchi. Per questo sappiamo tutti, anche lei, che il Tav non è una priorità. 

Se vedremo la sciocchezza del Tav sarà solo una sconfitta degli interessi reali della gente. Una sua sconfitta, egregio Capitano. Ma non basta, il Tav non dovrebbe essere fatto perché l’Italia è una penisola con 7.500 chilometri di coste e per rafforzare i trasporti internazionali si devono rafforzare i porti, non i binari. 

Aggiungo che le “grandi opere” sono sempre state viste come strumenti per far girare soldi. Soldi a valanga e senza controlli, come accadeva in quel passato a lei caro, quando al telefono i costruttori corrotti e mafiosi sghignazzavano durante i terremoti. Io penso che fare il Tav per far girare i soldi, per dare posti di lavoro, è come se un meccanico che non ha clienti rompesse apposta la propria auto per poi pagarsi la riparazione. L’Italia è stata lasciata allo sfascio completo delle ferrovie, delle strade, delle comunicazioni di rete. Mandare una mail è un problema e invece di mettere mano a questi problemi qui ci si inventa una linea inutile che porta via miliardi di euro. 

Nonostante i mille motivi indiscutibili per cui non si debba fare, è molto probabile che il Tav si faccia, come lei auspica, perché i governi precedenti hanno blindato con penali miliardarie (vere o presunte) le opere già promesse ai loro amiconi.  Ma se si farà il Tav sarà solo una ennesima opera inutile che dissangua le casse dello Stato, come ospedali ristrutturati e poi tagliati, come a Mortara, carceri costruite e mai inaugurate, scuole costruite e mai utilizzate. Se vedremo la sciocchezza del Tav sarà solo una sconfitta degli interessi reali della gente. Anche una sua sconfitta, caro Capitano.

Caro Capitano, poi lei dice che sono un po’ schierato a favore del governo del cambiamento. Certo.

Vede, le elezioni del 4 marzo hanno avuto questi risultati: il Movimento 5 Stelle il 32,68 per cento, PD 18,72 per cento, Lega 17,37 per cento, Forza Italia 14,01 per cento, Fratelli d’Italia 4,35 per cento, Liberi e Uguali 3,39 per cento, + Europa 2,55 per cento, Noi con l’Italia-UDC 1,30 per cento, Potere al Popolo 1,13 per cento, Casapound 0,95 per cento, Popolo della famiglia 0,66 per cento, Insieme 0,60 per cento, Civica Popolare 0,54 per cento. Queste sono le cifre e c’è un dato indiscutibile: questo è l’unico governo possibile.  Io il 19 dicembre 2018, in risposta a una sua lettera le scrivevo: “Nonostante il mitico Eugenio Scalfari candidi Mario Draghi a presidente del consiglio per far felice il suo padrone, le urne hanno parlato chiarissimo. Se ne faccia una ragione, caro Capitano. E poi lei non spiega quale è la sua alternativa. Perché alternativa non c’è”. 

Io sono schierato con il governo perché l’Italia deve avere un governo. Vede, io sto con questo governo perché vedo gente che lavora sodo, anche durante festività e notti, gente che ha il coraggio di decidere, che sa rappresentare l’Italia all’estero e non andare a fare le corna nelle foto ufficiali, come il suo Silvio. Gente che ha affrontato il tema dell’immigrazione, non per fare affari con la mafia, ma per risolverlo. Un governo che dice che se ci si trova dei banditi in casa ci si può difendere. Un governo che vuole che quando si è anziani si abbia il diritto di non morire sul lavoro e che non accetta più che ci siano in Italia il 71 per cento dei pensionati che non arrivano ai 1000 euro mensili ed altri che guadagnano 10 mila euro al mese senza averne pagati i contributi.

Capitano, sveglia! Siamo entrati nell’era del “Chilometro zero”, dell’America First, e dei dazi per il riso che arriva dalla Cambogia. Ora gli assassini che vivevano allegramente all’estero finiscono in galera, mentre prima no. 

Capitano guardi con obiettività i volti di Giuseppe Conte, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, vedrà l’espressione di chi vuole farcela, di chi vuole cambiare, non si giri dall’altra parte pensando a suo nonno e ad altre balle inutili. 

Forza Capitano, provi a pensare ai suoi concittadini, a chi vive la ventura di trovarsi a fare l’inquilino di una penisola bistrattata, umiliata, da politici mafiosi e corrotti. Dai Capitano, magari provi a fare come il grande Indro Montanelli, che si turò il naso per votare Dc, perché non c’erano alternative. Montanelli che fu buttato fuori dal proprio giornale dal suo idolo Silvio. Lo ricorda? Forza Capitano, un po’ di coraggio,  smetta di piagnucolare perché il suo Renzi e il suo Silvio hanno perso, si rassegni.  E’ cambiato tutto. L’aspetto. 

Giovanni Rossi

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