Giovedì 18 Luglio 2019

A Roma non c’è il palio

  • Roma
  • 15 Maggio 2019

Salve, mi chiamo Alberto Vandone e forse alcuni di voi mi conosceranno. Vi chiedo solo due cose: a chi gestisce il giornale un po’ di spazio per un ringraziamento personale, visto che ieri (a quando scrivo) c’è stato il I° Palio della Santa Croce; a voi lettori lo sforzo mentale di tornare con la memoria al lunedì della festa di Mortara, che è il momento in cui io sto scrivendo la lettera. Grazie!

“Come si sta a Roma?” Questa domanda mi viene fatta spesso, per non dire sempre, da quando sono andato ad abitare a più di 600 chilometri  da Mortara, ossia da quando sono andato ad abitare a Roma.

A questa richiesta, da parte di chi ha posto il quesito, segue quasi sempre un commento rassegnato, questo: 

“Eh, si sta bene a Roma!” (con allegato sospiro).

Commento che sottende un giudizio di fortuna e beatitudine verso di me che ho raggiunto la grande città; non come chi, proprio come quelli che me lo chiedono, è costretto a stare relegato nel paesino, con tutti i suoi problemi e le sue provincialità.

Ecco, essere a Roma, nella capitale d’Italia, la città eterna, fa nascere un inconscio complesso d’inferiorità, tra il paese e la città, soprattutto una che ha dato il nome ad un impero millenario.

Ma essere a Roma fa comunque di me un emigrato, seppur relativamente vicino, ma pur sempre un emigrato e questa condizione fa sì che però, alle volte, ci si parino davanti delle scelte. 

Disgraziatamente, quest’anno s’è posta proprio una di quelle: purtroppo la Pasqua è caduta altissima e, anche per motivi di lavoro, ho dovuto decidere se salire e stare con amici e parenti per qualche giorno grazie alle feste, o se salire per un giorno o due in occasione del Palio.

E’ stata una scelta durissima (per un mese intero sono stato tutti i giorni a pensarci) e alla fine ha vinto la prima scelta.

Immaginativi, quindi, per uno che, nella contrada delle Braide, e lo dico per chi non mi conosce: ci ha vinto 3 palii consecutivi da capitano, ha partecipato a 29 palii dell’oca (su 34 anni di vita), il cui nonno è stato tra i fondatori della contrada, i cui genitori sono la figura principale di corporazione (ormai talmente figura da trascendere per importanza alla contrada stessa), la cui sorella ha vinto 2 palii da dama del capitano, è stato molto difficile non salire per “il palio nuovo”, credetemi.

E’ stato proprio per questo che la mia giornata è cambiata del tutto quando un amico, anzi, un fratello minore, mi ha chiamato dicendo due semplici parole: “Abbiamo vinto”.

Ecco, in quel momento non ho saputo letteralmente rispondere, ero interdetto e totalmente impreparato a quell’emozione e, a dirla tutta, lo sono anche ora che lo sto scrivendo. Ne sono anche testimoni Gloria, la dama, e Gianluca, il capitano, che mi hanno chiamato al telefono, appena finita la gara, e a cui rispondevo sempre le stesse due parole, come un disco rotto.

Ero impreparato perché in quel momento mi è montato dentro un sentimento inatteso: l’orgoglio. Inaspettato perché non ero fisicamente presente e non ero capitano, quindi pensavo di essere semplicemente felice. Invece no, ero proprio orgoglioso e lo sono tutt’ora!

“Come si sta a Roma?” mi avrebbero potuto chiedere in quel momento, e la risposta sarebbe stata: “Fidati, oggi si sta meglio a Mortara.”

Oggi si sta meglio a Mortara perché c’è un gruppo di persone che lotta per valorizzare una storia che qui, dove abito, è naturalmente ed ostentatamente esposta al mondo.

Oggi si sta meglio a Mortara perché ci hanno provato con un secondo palio.

Oggi si sta meglio a Mortara perché quel palio lo abbiamo vinto. “Ma tu non c’eri” mi si potrebbe rispondere, “Fidati che non è vero” ribatterei io.

Oggi si sta meglio a Mortara perché ci sono le Braide

Oggi si sta meglio a Mortara perché il capitano della contrada acerrima rivale mi ha chiamato qualche ora dopo la fine per il nostro consueto appuntamento con “Il processo al palio” pur essendo io lontano centinaia di kilometri.

E di queste emozioni devo davvero ringraziare tutti quelli che fanno parte della contrada e che hanno portato a casa questo enorme risultato: i giocatori e le giocatrici (Maverick, Andrea, Melania), la mia dama Gloria, il mio capitano Luca, l’armigero a me sconosciuto che ha combattuto associato ai nostri vessilli, il mio arciere Davide, la mia presidente Alessandra, poi la Rita, i mugnai di cui son figlio, il Jerry, mia sorella e tutti gli altri che anche solo avranno detto una battuta o versato un bicchiere di vino (anche perchè pure quel bicchiere, versato in quel momento, avrà comportato un pensiero che poi si sarà tramutato in un’azione, che avrà portato un punto in più al palio). 

Vi voglio davvero un bene infinito, anche se lo dimostro, e l’ho dimostrato, poco.

Vorrei ringraziarli e dir loro che davvero, oggi, mi hanno fatto davvero sentire come un emigrante: orgoglioso delle proprie origini. Fai una cosa a Mortara e rendi felice una persona a Roma: un enorme effetto farfalla!

E quindi: “Come si sta a Roma?”.

Per rispondere stamattina sono uscito e, andando a lavorare in bicicletta, son passato davanti, in serie, a: Porta Pia, Quirinale, fontana di Trevi, Pantheon, Piazza Navona, castel Sant’Angelo e San Pietro; confermando che sì: oggi si sta meglio a Mortara, ché a Roma non ci sono le Braide.

Bella eh, la città eterna, ma ieri la mia contrada ha vinto il Palio.

Che è bella Roma ma Mortara, oggi, è un’altra cosa, anche se non la vedo.

Viva Mortara ma soprattutto, viva le Braide!

Alberto Vandone © Riproduzione riservata