Venerdì 18 Ottobre 2019

A Hersbruck una casa per anziani intitolata al beato Teresio Olivelli

Il nome di Teresio Olivelli resta legato alle umane sofferenze, ma rappresenta anche una luce di speranza per quanti sono chiamati a vivere momenti che mettono a dura prova il fisico e lo spirito. Nella cittadina tedesca di Hersbruck, proprio dove si trovava il campo di concentramento in cui il Beato mortarese ha sublimato la propria esistenza nell’imitazione di Cristo, la Caritas di Norimberga ha voluto inaugurare una struttura che ospita persone anziane e malati terminali chiamandola “Casa Olivelli”. Venerdì 5 ottobre, il vescovo di Bamberg monsignor Ludwig Schick dopo aver benedetto la lapide e la targa che porta il nome del Beato, ha voluto sottolineare il valore della testimonianza cristiana del giovane Teresio Olivelli. Una testimonianza autentica, culminata nel sacrificio eroico in nome della fede e della carità: “La frase di Olivelli “Non posso lasciarli soli, vado con loro”, pronunciata nel campo di Flossenburg nell’atto di seguire volontariamente i più sfortunati destinati al campo di sterminio di Hersbruck, è stata il principio ispiratore dell’opera della Caritas per anziani e ammalati della rinnovata struttura assistenziale. L’esempio del Beato Olivelli, che ha curato e donato conforto spirituale ai malati e ai moribondi del lager di Hersbruck, sarà modello e guida degli operatori sanitari e del personale tutto di “Casa Olivelli”.” Ucciso dall’aguzzino nazista in odio alla fede a soli 29 anni, Teresio Olivelli resta un simbolo di carità ed eroismo cristiano anche in quella terra che lo ha visto sofferente tra i sofferenti. La devozione per il Beato è in costante aumento  soprattutto nelle diocesi di Vigevano, Pavia e Como e si diffonde giorno dopo giorno tra le “penne nere” grazie all’attivismo delle varie sezioni Ana sparse per lo Stivale. Della breve ma intensa vita di Teresio Olivelli emerge la carità come tratto distintivo di una vicenda umana straordinaria e complessa: dai banchi di scuola a Zeme alla ritirata di Russia, dal lager al Circolo San Lorenzo, la sua è una vita spesa per “l’altro”. Fino alla fine. Fino alla morte. Tanto da fargli meritare l’appellativo di “difensore dei deboli”. E proprio questo aspetto è stato sottolineato dal postulatore della Causa di beatificazione e canonizzazione, il mortarese monsignor Paolo Rizzi, nel messaggio recapitato al vescovo di Bamberg e alla comunità di Hersbruck: “La casa intitolata al nuovo Beato, martire della fede e difensore dei deboli, esprime la sensibilità evangelica della vostra comunità cattolica verso le persone più deboli, testimoniando concretamente i valori cristiani vissuti da Teresio Olivelli. – così si è rivolto alle autorità tedesche il prelato mortarese attualmente in servizio presso la Segreteria di Satato vaticana – È molto significativo che, mediante la vostra iniziativa, venga ricordato e celebrato un giovane coraggioso che ha manifestato al mondo la bontà e la misericordia di Dio, diventando strumento di consolazione per tante persone fragili e disperate. Il suo donarsi agli altri fino a sacrificare la propria vita, sull’esempio di Gesù buon samaritano, possa conquistare ancora oggi tante persone, incoraggiando a vivere secondo il Vangelo: amando tutti, specialmente i più bisognosi ed emarginati”.

Vittorio Testa © Riproduzione riservata