Domenica 22 Maggio 2022

25enne straniero denuncia: battute razziste e poi il pestaggio. Gli accusati negano. E si difendono

Un episodio dai contorni ancora da definire, salito immediatamente anche nei dibattiti politico – mediatici, in un momento in cui il problema reale dell’immigrazione viene apertamente utilizzato in termini di opposizione politica al governo M5 Stelle – Lega. 
Fino ad arrivare alle gravissime minacce rivolte ad alcuni mortaresi attraverso una sorta di “tribunale del popolo del web” che ha già emesso la sentenza: colpevoli di razzismo.  
Tutto risale al pomeriggio dello scorso sabato 1 settembre, quando Godovo Florentin Koffi, classe 1993 originario del Benin e residente in città, transitava davanti a un bar di corso Ariosto con il suo monopattino elettrico. 
Un cliente dall’esterno del bar vede la scena e si lascia andare ad un commento del tipo “Lavoro da una vita e non ho la macchina, ma solo una bicicletta e questo non posso permettermelo”. Un commento che non ha nulla a che vedere con il colore della pelle di nessuno. 
A sentire il commento è il titolare del bar, che ancora non sa che sarebbe poi finito nella lista dei presunti “razzisti”, non si sa bene perché. 
“Ero all’interno e non mi sono reso conto di quello che è successo, - spiega il titolare del bar - ma dopo pochi minuti quel giovane è ripassato davanti al locale e, a detta di alcuni testimoni presenti all’esterno, si sarebbe rivolto a quanti erano all’esterno proferendo frasi irriguardose e ridendo. E la frase incriminata è “Che c... volete italiani di merda”, una frase pronunciata poco prima di fermarsi nelle immediate vicinanza dell’ingresso del bar”. 
Il giovane, sempre a detta del barista, a questo punto, avrebbe preso la strada di casa salvo poi ripresentarsi nuovamente (per la terza volta) dopo una manciata di minuti con un’altra persona. 
“Il giovane africano si è ripresentato accompagnato e questa persona aveva in mano un ombrello e un cellulare. - prosegue nel racconto il titolare del bar - L’ho invitato ad abbassare l’ombrello e a ritirare il cellulare perché proprio non serviva. Poi, quando si è avvicinato muso a muso con un cliente, ha improvvisamente alzato un braccio e, a questo punto, l’ho bloccato cercando di abbassargli il braccio. Francamente non ho udito insulti razzisti e non ho visto nessuno dei miei clienti colpire il ragazzo, anche perché l’episodio si è svolto in diverse puntate e, per evidenti motivi, in alcuni di esse mi trovavo all’interno del locale a fare il mio lavoro”. 
Ma a contrapporsi alle dichiarazioni del titolare del bar c’è la ricostruzione giornalistica che viene diffusa venerdì e che racconta a tinte forti un vero e proprio episodio di razzismo, con un “pestaggio con calci e pugni”. 
Tanto che il giovane Godovo Florentin Koffi si sarebbe presentato al Pronto soccorso dell’Asilo Vittoria, dove gli sarebbe stata riscontrata una prognosi per “lesioni giudicate guaribili in quindici giorni”. Ma resta ancora da verificare quando si sarebbe presentato Koffi al pronto soccorso, cioè se subito dopo il presunto “pestaggio” o in giorni successivi.
Dal bar segnalano anche che nell’andirivieni frenetico di quel pomeriggio, Godovo Florentin Koffi si sarebbe ripresentato davanti al locale anche accompagnato da un dirigente del Mortara Calcio, che conoscerebbe il 25enne africano che saltuariamente si occuperebbe di piccoli lavori di manutenzione del manto erboso dello stadio comunale. E dunque la ricostruzione dell’episodio si arricchisce di un altro interrogativo: se il giovane Koffi si sente così impaurito dalla città da voler scappare da Mortara (come ha dichiarato ad alcuni cronisti) come mai quell’andirivieni dallo stesso bar, con tanto di accompagnatore con l’ombrello? Resta il fatto che Koffi si sia poi presentato presso la stazione dei Carabinieri di via Carlo Alberto dalla Chiesa per sporgere denuncia. E dunque è ineccepibile il fatto che si aprano indagini per chiarire l’intera vicenda, che, ad oggi, non ha alcun colpevole. 
Succede anche che tre giorni dopo, martedì 4 settembre, sempre presso la locale stazione dei Carabinieri, tutto si sgonfia con il più classico “tarallucci e vino”, ma forse di questo gli accusatori del “neo razzismo mortarese” non si accorgono.
 “Martedì 4 settembre – ricorda ancora il barista - ci siamo ritrovati in caserma e Koffi ha ritirato la denuncia. Non solo, ma in un impeto di solidarietà ha anche abbracciato il presunto aggressore. Non solo, il giorno seguente era seduto nei pressi del bar e ci siamo tranquillamente salutati”. 
Ma ormai la bomba era esplosa: al momento le indagini proseguono d’ufficio nei confronti di tre mortaresi perché sarebbe stata rilevata l’aggravante della finalità all’odio razziale. 
La palla ora passa al Giudice delle indagini preliminari, che dovrà decidere se archiviare il caso oppure procedere. Intanto per chiarire la vicenda potrebbero essere utilizzate le immagini del sistema di videosorveglianza pubblica, in quanto una telecamera si trova proprio nei pressi del locale. Ma funziona la telecamera?

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